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Home Economia
Economia News
La verità sul debito pubblico… Berlusconiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Mai Più Disoccupati   
Martedì 11 Ottobre 2011 01:23

Nel luglio 2011, il famigerato debito pubblico italiano ha raggiunto l’enorme cifra di 1'911,807 MILIARDI di euro!!!

Gli interessi annui su tale debito attualmente superano gli 80 MILIARDI di euro, e potrebbero aumentare ancora…

L’ammontare del debito pubblico italiano ha ormai superato di slancio, e in modo inquietante, i debiti pubblici di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna sommati insieme, Paesi tanto vituperati in quanto “a rischio” per la loro esposizione finanziaria che costituirebbe una delle principali cause della crisi che sta sconvolgendo le economie degli Stati membri dell’Unione Europea!!

Non tutti sanno che nel giugno 2'001, mese di insediamento del II° governo Berlusconi, il nostro debito pubblico ammontava a 1'336,038 MILIARDI di euro, e che nel giugno 2'011, 42° mese del IV° governo Berlusconi, il debito pubblico italiano raggiungeva i 1'909,919 MILIARDI di euro.

In 10 anni di governo, dei quali 8 di “premierato” Berlusconi, il debito pubblico italiano è aumentato di 573,881 MILIARDI di euro!!

 
Il ritorno all'utile a scapito del futile,in Grecia il baratto risponde alla crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Debora Billi   
Giovedì 06 Ottobre 2011 10:54

Debora BilliIl “New York Times” racconta di come in Grecia si stia pian piano diffondendo un’economia basata sul baratto, su moneta locale, su autoproduzione e banche del tempo. Qualcuno sussurra che anche l’Italia sia destinata alla famosa “fine dell’Argentina”, dove la sussistenza di molte famiglie si basò a lungo sugli scambi di beni e servizi. Così mi sono chiesta: cosa sappiamo fare di utile? Se dovesse accadere un disastro come quello greco, con milioni di persone senza lavoro o con stipendi ancor più miseri di quelli odierni, chi riuscirà davvero a sopravvivere? La risposta è: chi ha qualcosa da vendere. Non solo patate e uova, ma anche conoscenze che possano essere utli agli altri.

In Grecia si parla, oltre che di cibo e oggetti di uso, anche di lezioni di chitarra o di inglese, della riparazione di un vestito o di un’automobile, di una visita medica. Ciascuno di noi dovrebbe prepararsi ad offrire qualcosa in cambio di qualcos’altro. Purtroppo, molti di noi non sanno fare proprio un accidente. E’ un’economia basata su mestieri quali il web designer, il project manager, il funzionario burocrate, il commerciante seduto dietro il bancone, il freelance di questo e quello, il consulente di gestione del magazzino, il dietologo, lo psicologo dei gatti, il personal shopper, il personal trainer, l’archivista, lo junior art director, l’analista di procedure, l’ingegnere gestionale, il genetista, tutta gente che non avrà nulla da scambiare né in termini di produzione di beni né in quelli di servizi a potenziali acquirenti.

 
MARCEGAGLIA, DELLA VALLE, SOROS. DI COME LA MUCCA, UNA VOLTA MUNTA, DEBBA ANDARE AL MACELLO. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Michele Pascale   
Lunedì 03 Ottobre 2011 19:02


Confindustria, allineando un cartello di “produttori” e profetizzando un neo corporativismo in puro stile fascista, alza la voce. Della Valle si fa paladino dell’antipolitica. George Soros, il magnate americano di origine ungherese, dall’alto della sua esperienza pontifica che il disastro è imminente, a meno che l’Europa non nomini un unico ministro del tesoro, le banche vengano messe sotto il controllo diretto della banca centrale europea e che i paesi “a rischio” come Spagna ed Italia vengano rifinanziati a basso costo dalla Bce, ovvero che i banchieri europei tengano i loro governi per bene al guinzaglio, agitando, come se fossero un bastone, i futuri “pagherò”.

E’ bello vedere il capitale italiano ed internazionale preoccuparsi per gli effetti della crisi. Vale la pena ricordare, però, che anche le grandi imprese hanno la loro responsabilità. Oggi gridano chiedendo “riforme”, “conti in regola” e che si attuino politiche di crescita; in passato ogni qual volta navigavano in cattive acque, non per la crisi globale, ma per pura e semplice incapacità imprenditoriale, pietavano dai governi in carica aiuti, commissioni, incentivi, inciuciando a destra e a manca.

 
Ma cos'è questa crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Chiummo   
Sabato 01 Ottobre 2011 13:23

 

Vittorio ChiummoLa crisi è lungo la linea di galleggiamento crisi finanziaria. Ma nelle acque profonde dove la luce non arriva, la crisi è crisi della politica e non solo di quella italiana.
Obama ha profonde difficoltà ad affrontare questa crisi pur avendo risorse economico finanziarie adisposizione dieci volte maggiori dell'Italia.
In Giappone il nuovo governo è già in crisi. La Cina sta nascondendo i dati dell'inflazione che ormai si attestano intorno al 6% e comincia a cedere pezzi di potere politico a esponenti del mondoeconomico a comprova che anche lì si squarciano veli prima assolutamente inaccessibili.
In Russia si caccia un ministro e la Merkel in Germania ha notevoli difficoltà a far passare la norma salvastati. In Francia il Senato è a maggioranza assoluta a sinistra e Sarkozy nonsa a chi santo votarsi.
La crisi greca detta l'agenda dei governi occidentali mentre l'Inghilterra ha una profonda crisisociale e il governo conservatore che si mostra decisionista in realtà è profondamente contestato da un partito laburista sempre più agguerrito.
In questo momento i processi finanziari non sono governati politicamente e galleggiano a macchia d'olio contaminando sempre più paesi prima solidamente sulla cima del mondo.
 
Bancarotta come soluzione? PDF Stampa E-mail
Scritto da David McWilliams da Irish Indipendent   
Giovedì 29 Settembre 2011 22:29

Le voci su un possibile default controllato della Grecia hanno rassicurato i mercati invece di scatenare il panico. Del resto sono le leggi base dell'economia a indicare la via d'uscita più sensata per i paesi in crisi con i pagamenti.

David McWilliams
da Irish Indipendent

Avete notato qualcosa di strano sui mercati finanziari, negli ultimi due giorni? Le borse europee si sono compattate dopo le voci di un possibile fallimento "protetto" della Grecia. Tuttavia secondo la posizione ufficiale del governo irlandese e dell'Europa qualsiasi forma di default sarebbe un terribile disastro e scatenerebbe un'incontrollabile fuga di capitali e una sorta di "carneficina" finanziaria.

Ma allora come mai negli ultimi due giorni i mercati hanno inviato segnali in totale contrasto con questa teoria? Gli ultimi movimenti dei mercati finanziari suggeriscono che il default calmerebbe le acque e gli investitori. L'idea che la Grecia non abbia denaro e debba dunque essere dichiarata insolvente sembra infatti assolutamente sensata. Ostacolare i processi fondamentali del capitalismo (dove gli investitori pagano per i loro errori), significa invece destabilizzare un intero sistema.

 
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