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Scritto da Administrator
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Martedì 16 Agosto 2011 09:47 |
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Quando l’Italia si sbarazzò dell’Iri, che era stata la più grande azienda del mondo al di fuori degli Usa, ottenne solo una riduzione dell’8% del debito: se oggi la Bce impone la manovra “lacrime e sangue”, è perché spera di costringere l’Italia a privatizzare quel che le resta, a cominciare da Eni, Poste e Finmeccanica. Questi i veri obiettivi della drastica politica di “risanamento” imposta dalle lobby finanziarie al riparo della Commissione Europea: lo afferma Daniele Scalea, segretario scientifico dell’Isag, Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, nonché redattore della rivista “Eurasia”. Tesi: il debito è l’alibi di chi vuol mettere le mani sui beni pubblici. Le privatizzazioni? Non hanno mai risolto il problema. Al contrario, paesi come l’Argentina sono “risorti” battendo la strada opposta: rifiutando di pagare.
«Il recente attacco speculativo allo Stato ed alle banche italiane – scrive Scalea, in un intervento ripreso da “Megachip” – ha portato ad un commissariamento del nostro paese da parte di potentati esteri». D’accordo con Usa, Francia e Germania, la Banca Centrale Europea ha cominciato ad acquistare titoli di debito pubblico italiano sul mercato, ma chiedendo in cambio pesanti contropartite. «La “politica di risanamento” che la Bce pretende dall’Italia nasconde dei palesi secondi fini, e non potrebbe essere altrimenti vista la regia – neppure tanto occulta – di potenze estere nella vicenda». Per Scalea, l’ormai famosa lettera di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi a Berlusconi è rivelatrice: «Il duo rappresentante della Bce avrebbe infatti indicato come misura prioritaria la privatizzazione del patrimonio pubblico italiano».....continua
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Scritto da Rivista Indipendenza
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Sabato 13 Agosto 2011 12:48 |
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A nome del centrosinistra, Bersani («questa manovra non risponde al problema») anticipa, da più zelante servitore, il giudizio della BCE (Banca Centrale Europea) che, dopo i suoi apprezzamenti di rito, esigerà ancor più dure legnate anti-sociali e la privatizzazione di ciò che rimane oltre le municipalizzate (ENI, ENEL, Poste, Finmeccanica più il patrimonio immobiliare). Questione di principio, neoliberista e predatorio. Stile Grecia. In nome di un debito che non si risana mai, nonostante le tante manovre da lacrimogeni e sangue degli ultimi vent'anni, e sempre di più cresce. Insomma, l'eternazione del debito come strumento di controllo e dipendenza. Esempio Africa.
L'ulteriore ipoteca la BCE (Banca Centrale Europea) l'ha ufficializzata nei giorni scorsi offrendo il suo «aiuto» –«per il risanamento del debito»– con l'acquisto di titoli di Stato italiani sul mercato secondario, con scadenze tra 2 e 10 anni. Attenzione, tre gli elementi da considerare: i tempi di scadenza (titoli già a scadenza ravvicinata) e la natura dell'«aiuto». Con il terzo –non meno rilevante– sotteso: l'«aiuto» è vincolato al varo di riforme, ed in particolare, appunto, alla privatizzazione di aziende su cui lo Stato italiano mantiene ancora azioni mentre, con la manovra aggiuntiva predisposta ieri, 12 agosto, già si allungano le mani sulle aziende pubbliche locali. L'ipoteca (aggravata) consiste nella natura dell'«aiuto», nel fatto che l'acquisto di titoli di Stato surclassa l'ammontare del denaro che entra nelle casse dello Stato: essendo obbligati a pagare gli interessi, è debito che fa crescere ulteriormente debito –sedicente "pubblico", in questo caso estero– dell'Italia e la esporrà maggiormente alle pretese vessatorie e spoliatrici euroatlantiche che nel brevissimo periodo torneranno a farsi sentire......continua
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Scritto da Administrator
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Martedì 09 Agosto 2011 10:29 |
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Nuova stangata per i mutui. La Bce ha alzato il costo del denaro all'1,50%. E' il secondo rialzo in pochi mesi. Dopo anni di fermo, lo scorso aprile la Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse da 1 a 1,25, una manovra per frenare la corsa dell'inflazione, che è al di sopra della soglia del 2%. Già quel ritocco, secondo i calcoli del Codacons, avrebbe portato un aumento medio per i mutui a tasso variabile di 204 euro all'anno. DI conseguenza i mutui a tasso variabile risultano più cari, sia quelli ancorati appunto al tasso di rifinanziamento BCE che quelli, ben più numerosi, ancorati all’ Euribor .Anche se atteso, questo nuovo aumento dei tassi di interesse -del costo del denaro- da parte della BCE non convince tutti gli analisti, in quanto siamo in una fase di inflazione che non è salita a giugno e di mercati borsistici che bruciano denaro: segnali che indicano che la ripresa economica non è ancora del tutto in atto (o per niente).Le previsioni sui tassi dei mutui variabili più affidabili ci dicono che per la fine del 2011 avremo dei valori del 2%.La BCE ha aumentato i tassi di interesse come hanno fatto le banche centrali di Cina e Svezia, mentre sia la Federal Reserve USA e la Banca Centrale del Giappone mantengono il costo del denaro poco oltre lo 0%
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Scritto da Mario Lettieri e Paolo Raimondi
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Lunedì 08 Agosto 2011 22:27 |
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Il dibattito in Parlamento sull'emergenza economica è stato per tutte le parti in campo un evento di stampo «provinciale». Si è perso ancora una volta un appuntamento importante con la storia. La crisi globale è stata menzionata come un fantasma di comodo per poi ricorrere alle solite polemiche e ai fatti di casa nostra. Secondo noi invece bisogna partire dalle dinamiche globali della crisi perché soltanto in questo modo si possono trovare soluzioni efficaci e sinergie. Non si tratta di parlare della storia partendo sempre dal peccato originale! Ma non si possono ignorare le cause scatenanti di una crisi globale ancora in escalation e limitarsi a generiche considerazioni sulla situazione italiana. Bisogna sempre incominciare dalla testa e non dai piedi se si vogliono affrontare alle radici i problemi. ....continua
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Scritto da François Chenais
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Domenica 07 Agosto 2011 00:13 |
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L'economista francese François Chesnais argomenta la proposta di moratoria sul debito legandola al protagonismo dei movimenti sociali
Nella primavera del 2010 le grandi banche europee, in prima fila le banche francesi e tedesche, hanno convinto l'Unione Europea e la BCE che il rischio di insolvenza nel pagamento del debito pubblico della Grecia metteva in pericolo il loro bilancio. Le banche hanno richiesto di essere messe al riparo dalle conseguenze della loro stessa gestione.
Le grandi banche sono state aiutate nell'autunno 2008 al momento del fallimento della bancaLehman Brothers a New York, che ha portato al parossismo della crisi finanziaria. Sin dal giorno del loro salvataggio, esse non hanno purgato dai loro bilanci i titoli tossici. Hanno anzi continuato a fare investimenti ad alto rischio. Per alcune, il minimo rischio di insolvenza significherebbe il fallimento. Nel maggio 2010, è stato concepito un piano di salvataggio, con un asse finanziario e un asse di bilancio pubblico, che prevedeva una drastica austerità e privatizzazioni accelerate, forte diminuzione delle spese sociali, diminuzione di tutte le remunerazioni dei funzionari e riduzione del loro numero, nuovi attacchi al sistema pensionistico - sia esso un sistema per capitalizzazione o per ripartizione. I primi paesi ad aver applicato questo piano, come la Grecia e il Portogallo, sono stati presi in una spirale infernale, di cui le classi popolari e i giovani sono stati le vittime immediate....continua
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