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Home Economia
Economia News
E se il modo di non pagare il loro debito in realta' ci fosse? PDF Stampa E-mail
Scritto da François Chenais   
Domenica 07 Agosto 2011 00:13

L'economista francese François Chesnais argomenta la proposta di moratoria sul debito legandola al protagonismo dei movimenti sociali

François Chenais

Nella primavera del 2010 le grandi banche europee, in prima fila le banche francesi e tedesche, hanno convinto l'Unione Europea e la BCE che il rischio di insolvenza nel pagamento del debito pubblico della Grecia metteva in pericolo il loro bilancio. Le banche hanno richiesto di essere messe al riparo dalle conseguenze della loro stessa gestione.

Le grandi banche sono state aiutate nell'autunno 2008 al momento del fallimento della bancaLehman Brothers a New York, che ha portato al parossismo della crisi finanziaria. Sin dal giorno del loro salvataggio, esse non hanno purgato dai loro bilanci i titoli tossici. Hanno anzi continuato a fare investimenti ad alto rischio. Per alcune, il minimo rischio di insolvenza significherebbe il fallimento.
Nel maggio 2010, è stato concepito un piano di salvataggio, con un asse finanziario e un asse di bilancio pubblico, che prevedeva una drastica austerità e privatizzazioni accelerate, forte diminuzione delle spese sociali, diminuzione di tutte le remunerazioni dei funzionari e riduzione del loro numero, nuovi attacchi al sistema pensionistico - sia esso un sistema per capitalizzazione o per ripartizione. I primi paesi ad aver applicato questo piano, come la Grecia e il Portogallo, sono stati presi in una spirale infernale, di cui le classi popolari e i giovani sono stati le vittime immediate....continua

 
Marchionne scioglie le riserve,Berlusconi non e' affidabile PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco belletti   
Giovedì 04 Agosto 2011 11:44

Sergio Marchionne si schiera dalla parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Anche secondo l'amministratore delegato di Fiat "è arrivato il momento della coesione. Non ci possiamo più permettere questa confusione. E' necessario avere una leadership più forte che ridia credibilità al Paese". "Non tocca a me fare nomi - ha precisato Marchionne -. Non è il mio mestiere, ma il mondo non capisce la nostra confusione".C'è chi ha compiuto anche scorrettezze nella sua vita quotidiana - ha continuato l'ad del Lingotto parlando dal Center for Automotive Research, appuntamento annuale dell'industria automobilistica americana di Traverse City, nel Michigan -. In altri Paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla". Marchionne ha parlato anche di Fiat e Chrysler. "Sono partner ideali, perfetti per integrarsi. Non c'è spazio per i nazionalismi o per cercare di essere padroni l'uno dell'altro".Insomma un benservito che fa intuire che ormai il gaudente presidente non garantisce piu' una interlocuzione affidabile per l'industria automobilistica e si preferisce paventare la coesione,magari piu' tecnica che politica,seguendo un sentiero che Casini non si e' lesinato certo a nascondere nei suoi  duri interventi al senato di   ieri.Non e' una novita' dell'ultimo momento,indubbiamente Marchionne in altre occasioni aveva preferito pronunciarsi con maggiore diplomazia,evidentemente sono caduti anche i deboli  fronti di dialogo che Sacconi aveva cercato,non risparmiandosi profusione di sforzi, di mantenere.

 
Aldila' delle bugie dei media la produzione industriale si e' fermata,altro che fine crisi o diluizione degli effetti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 31 Luglio 2011 10:56

La produzione industriale si è fermata. Lo sostiene il centro studi di Confindustria (Csc), che rileva a luglio un calo produttivo dello 0,4% rispetto a giugno, mese in cui c'è stato un +0,2% su maggio (dato rivisto al rialzo rispetto al preliminare -0,1% dopo i consuntivi delle imprese). Il livello di attività, spiega il Csc, è del 16,9% inferiore al picco pre-crisi (aprile 2008) e in recupero del 12,4% dai minimi di marzo 2009. La produzione media giornaliera a luglio è stazionaria sui dodici mesi (+0,1%), contro il +1,4% di giugno. Le aziende che lavorano su commessa segnalano un calo del volume degli ordini: -0,2% mensile e -1,9% annuo. A giugno erano cresciuti dello 0,4% su maggio e dell'1,2% annuo. "Il dato di luglio - sottolinea Viale dell'Astronomia - conferma l'arresto della debole ripresa industriale italiana, in un contesto di progressivo rallentamento globale, che frena la domanda estera, e di una stagnazione della domanda interna". ...continua

 
Germania : una nazione sotto ricatto della finanza,ma nessuno lo dice PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Lettieri e Paolo Raimondi   
Giovedì 28 Luglio 2011 01:22

Alcuni affermano che la Merkel avrebbe «commissariato» l'Italia, ma non si domandano che cosa stia accadendo in Germania. 
Chi comanda a Berlino? Le banche o la politica? Non è una domanda retorica. Probabilmente da questo scontro dipende il futuro dell'euro e dell'Unione europea. 
È noto che i settori dell'economia reale tedesca sono forti e in notevole espansione dopo il rallentamento imposto dalla grande crisi. 
Ma è altrettanto risaputo che le banche tedesche sono tra le più esposte al rischio del debito sovrano dei paesi europei in difficoltà. Per non parlare della rilevante quota dei loro titoli derivati speculativi. 
Nel continente europeo le banche tedesche sono state tra le prime e tra le più aggressive a seguire l'esempio di quelle americane e inglesi sulla strada della finanza allegra, dei titoli strutturati e dei derivati. Secondo la Bafin, l'equivalente della nostra Consob, esse hanno in pancia oltre 800 miliardi di euro di titoli tossici. 
Gli ultimi stress test voluti dall'European Banking Authority non danno pagelle esaltanti alle banche tedesche, soprattutto a quelle semipubbliche dei Laender, le Regioni della Germania. 
La Helaba, la banca dell'Assia-Turingia, ha rifiutato, in polemica con i metodi di analisi usati, di pubblicare i risultati. Il suo «capital core» sarebbe del 3,9%, ben al di sotto del 5% minimo richiesto. 
Altre due Landesbank, la Hsh di Amburgo e la Norddeutsche della Bassa Sassonia, hanno superato di poco la soglia del 5%, mentre la Deutsche Bank, la più importante banca privata tedesca, ha raggiunto il livello del 6,5%.....continua

 
Nazioni prigioniere PDF Stampa E-mail
Scritto da Zoltan Zigedy   
Mercoledì 27 Luglio 2011 07:24

Quasi 35 anni fa, in un raro momento di verità, il presidente Gerald Ford, partecipando a un dibattito elettorale televisivo con il futuro presidente Jimmy Carter, ha negato che i paesi socialisti dell'Europa orientale fossero "nazioni prigioniere" sotto la dominazione sovietica. Ford, non noto per il suo acume politico, ha violato una delle regole ferree delle campagne politiche statunitensi: non negherai una delle "verità" care alla classe dirigente degli Stati Uniti. I media sono piombati su Ford come una tonnellata di mattoni; alcuni [analisti politici] dicono che il suo commento indelicato gli è costato l'elezione. E' probabile che il maldestro Ford avesse sbagliato nel leggere i suoi appunti o che avesse subito un blocco mentale perchè poco priva aveva firmato un proclama che designava la settimana del 13 luglio 1975 "Settimana delle Nazioni Prigioniere". Chi rompe l'unità di pensiero che le elite al potere hanno così accanitamente stabilito non sarà facilmente perdonato, anche se il suo atto è involontario.....continua

 
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