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Home Economia C'è chi parla di ritornare alla lira
C'è chi parla di ritornare alla lira PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Pastura   
Venerdì 30 Dicembre 2011 09:23

Ritornano i bountemponi che ipotizzano la fine della crisi economica attraverso la fenice della lira nazionale.Le pagine del berlusconiano giornale (ci sarà un'evidente ragione) supportano l'argomento con la consueta verve e si aggregano al carrozzone dei distruttori dell'euro.

Cerchiamo di sgombrare defitivamente il campo da una serie di distorsioni, che purtroppo circolano frequentemente.

Difficile in realtà avere idee precise su ciò che potrebbe succedere in Italia se si tornasse alla lira. Non esistono nella letteratura economica esempi di tale portata. Il caso più simile e vicino nel tempo è quello dell’Argentina. La moneta dei Paesi periferici euro si svaluterebbe tra il 30 e il 50 per cento. Al contrario, quella dei Paesi del Nord si rivaluterebbe almeno del 40%, mettendo fuori mercato interi settori industriali. La disoccupazione crescerebbe e con essa l’instabilità sociale.

Immaginatevi di avere una somma di cento frutto del vostro risparmio, depositata sul classico conto corrente bancario o postale, e di ritrovarla al tempo zero (nell'istante in cui dovesse avvenire il passaggio) a 60 - 70. Divertente vero?

La gentile signora Loretta Napoleoni, l’economista de noialtri, si spella le mani, perchè afferma che anche il debito si svaluterbbe, di conseguenza lo Stato si avvantaggerebbe quasi si fosse agita una nuova manovra finanziaria. Peccato che la grande economista non si ponga questi problemi elementari:

1.La speculazione prodotta dal pagamento dei tassi di interesse a seguito delle inevitabili cessioni dei titoli e cartolarizzazioni.

2. I costi delle commodity inevitabilmente aumenterebbero causando un tasso inflattivo tra i più spaventosi che il popolo italiano potrebbe ricordare.

3. L'aumento del costo delle commodity indurrebbe un aumento del costo dei servizi (vedi trasporti) con ulteriori contraccolpi sui costi dei generi primari.

4. L'inflazione ridurrebbe drasticamente il potere d'acquisto dei salarati. Non è un caso, appunto, se l'euro abbia garantito una discreta tenuta.

Questo si verificò una decina d'anni fa in Argentina. Durante il 2002 inflazione e disoccupazione continuarono a peggiorare. Il vecchio tasso di cambio 1 a 1 (1 pesos per 1 dollaro, ndr) era schizzato a quasi 4 pesos per dollaro, mentre l'inflazione accumulata dal momento della svalutazione era circa pari al 80%. La qualità della vita dell'argentino medio si era abbassata di conseguenza; molte imprese chiusero o fallirono, molti prodotti importati divennero praticamente inaccessibili ed i salari furono lasciati così com'erano prima della crisi.

C'è di più. Una delle balle gigantesche che emergono consiste nell'asserire che il ritorno alla svalutazione favorirebbe le esportazioni. Io mi chiedo se chi nutre questa fiducia sia entrato nella macchina del tempo, come nel film "il dormiglione" di Woody Allen. In primo luogo questo discorso è falso perchè l'industria italiana non è più padrona dei semilavorati.

Lo era fino agli anni 80 (basti pensare alla produzione dell'acciaio, o del primario, grantito spesso da aziende di stato).

Se non si detiene la produzione del semilavorato, che, a raggiera , permette la diversificazione dei prodotti finiti, e, cosa più importante, ne determina il costo alla produzione, non si possono giocare i ruoli di mazziere al tavolo del commercio estero. Una seconda considerazione consiste nell'accesso al credito. Chi potrebbe aprire il credito su uno stato che punta, strategicamente alla svalutazione. Voi direte che questo è un problema dell'oggi. Certamente si. Chi sosteneva il nostro debito strutturale fino al crollo dell'Urss? La risposta è ovvia, chiaritevi anche il banale perchè e avrete tirato le somme. Inoltre le fonti S&P hanno chiarito che l'eventuale deprezzamento della moneta non garantirebbe un miglioramento dell'export, visto che le esportazioni italiane hanno perso terreno all'interno del mercato dell'Eurozona. Dal 2000, secondo il rapporto, il tasso di cambio reale della Germania e' sceso di circa il 5% mentre quello dell'Italia e' salito del 10%

Una sola cosa comporterebbe un ritorno alla lira. Che i ricchi diventerebbero ancora più ricchi. Ma parliamo appunto di una ricchezza maturata senza lo stoccaggio di semilavorati, ovvero derivante da prestazioni di servizio (settore turistico) ovvero dalla vendita di beni di lusso di prodotti per i quali è possibile annegare, ampiamente, nel margine di profitto, gli oneri fissi, e all'interno di un mercato interno stabile (e cioè parzialmente esente dagli effetti nefasti dell'inflazione).

Da un punto di vista più strettamente finanziario l'impatto più gravoso di un ritorno alla lira sarebbe sui tassi d'interesse. Gli effetti del morso li abbiamo sentiti con l'acuirsi dei tanto temuti spread, ma già danno un'idea chiara di cosa significherebbe allontanarsi troppo dall'eurozona.

Quindi se ancora cercano di convincervi sulle capacità divinatorie della lira fate prima a mettere mano alla rivoltella.

 

 

Luca Pastura

 

Commenti  

 
0 #3 lucapastura 2011-12-30 22:43
è vero il modello argentino ha luci e ombre, tuttavia, sig. Miccolis, la invito a guardare un dettaglio ovvero il prezzo dell'orofrutta corrisposto agli agricoltori che è schiacciato verso valori indecenti, questo significa che l'inflazione giova al salariato non al piccolo e medio imprenditore produttore di semilavorati.. inoltre la guerra delle esportazioni di frutta dall'argentina all'europa dimostra che se si applicano i dazi e politiche di protezioni si annullano in maniere forte i benefici della svalutazione. Non voglio negare i meriti di hein (che purtroppo si è suicidato da poco) ma non ritengo quella una soluzione possibile per l'Italia, che ribadisco, negli ultimi venti anni si è deprivata di semilavorati e quindi ha prodotto un conseguente innalzamento del costo del venduto delle merci-

Luca Pastura
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0 #2 Mauro Miccolis 2011-12-30 20:14
aggiungo a quanto scritto sopra, che gli articoli da me postati sono di Krugman che è un premio nobel per l'economia, e Barnardfamoso giornalista cofondatore di report...
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0 #1 Mauro Miccolis 2011-12-30 20:11
Mi scusi ma le sue previsioni trascurano l'elemento chiave la possibilità per lo stato di stampare moneta. Ovviamente il ministro del tesoro non distribuirà cariole di denaro al supermercato...ma ad esempio assumerà nuovi insegnanti, manderà in pensione i vecchi poliziotti e ne assumerà di nuovi, inizierà opere infrastruttural i che creano sviluppo, come il collegamento dei porti di gioiatauro e taranto con Roma...questo metterebbe in moto l'economia -> nuovi stipedi -> nuove case -> nuove macchine...etc...è così che hitler fece il miracolo sovranidade.org/?p=758 ed è così che l'argentina è uscita dalla crisi....certo l'inflazione cresce, ma ci sono dei meccanismi per tenere a freno l'inflazione e questi sono le tasse e la lotta all'evasione, che saranno possibili se e solo se le banche saranno nazionalizzate, e quindi lo stato potrà accedere ad ogni minima transazione; approfitto per consigliarvi la lettura dei seguenti post :
1
miccolismauro.wordpress.com/.../...

2
www.enricoberlinguer.it/.../?p=6336

3
informarexresistere.fr/.../...

4

www.enricoberlinguer.it/.../?p=5973
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