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Fondi sovrani e Stati sovrani, PDF Stampa E-mail
Scritto da Aisi   
Lunedì 02 Gennaio 2012 07:17

 

passaggi più significativi dell’intervento tenuto da Antonio Marzano:

…Cosa sono i fondi sovrani
Si tratta di fondi di investimento, come ce ne sono tanti, ma a capitale statale o a controllo rigorosamente statale. Nascono già negli anni ‘50, non sono una novità.Cominciò il Kuwait, con il “Kuwait Investment Fund” e, tuttavia, acquisiscono, solo nei decenni successivi, quelli più vicini a noi, un potenziale di attività di rilievo sempre crescente e in assoluto tra i più alti dei fondi di investimento esistenti, in generale, nel mondo.
…Qual è l'origine storica che ha consentito a questi fondi sovrani di avere un simile potenziale, una simile piattaforma finanziaria? Com'è che sono cresciuti, si sono rafforzati?
Il potenziale finanziario di questi fondi è stato alimentato storicamente, soprattutto, da surplus valutari della bilancia dei pagamenti dei rispettivi Paesi. E dallo stock di riserve valutarie che si sono accumulate.
… Gli stock e i surplus valutari, a loro volta, a cosa sono dovuti?
Le cause di questi surplus valutari e di questi crescenti stock di riserve sono varie, ma il primo fattore, che ne riassume altri, è un regime dei cambi squilibrato. Quando una moneta è sottovalutata sul mercato dei cambi questo accresce la competitività di quel Paese e favorisce la formazione di surplus della bilancia dei pagamenti.
Secondo fattore è il tipo di politiche economiche attuate da questi Paesi: per sostenere l'economia si può sostenere la domanda dei beni interna oppure la domanda estera. Se un Paese cresce e tiene bassi i salari sta sacrificando la domanda interna e, al tempo stesso, i bassi salari essendo un ulteriore fattore di competitività, sta facendo una politica di sostegno della domanda estera. Ne possono seguire attivi della bilancia dei pagamenti e afflussi di riserve valutarie.
Il terzo motivo è rappresentato dalle politiche di rialzo dei prezzi dei prodotti a domanda rigida, come nel caso del petrolio, delle materie prime, in generale, delle commodities. Ultimo fattore, dazi e protezioni nei confronti del resto del mondo. Vi sono Paesi in cui questo mix esiste quasi integralmente. Si tratta, dunque, di Paesi produttori di petrolio e di gas o in genere di commodities perché, si sa, c’è anche rame, in genere di Paesi emergenti o di nuova industrializzazione, per lo più mediorientali ed asiatici. Devo aggiungere che la crisi, nel decennio 2000, degli istituti di credito finanziari occidentali ha rafforzato il ruolo internazionale di questi fondi sovrani.
Userei una distinzione: vi sono obiettivi propri ed obiettivi impropri. Gli obiettivi propri sono quelli che potrebbe perseguire qualunque normale fondo di investimento; poi ci sono possibili ed eventuali obiettivi impropri.
I fondi nascono anche per cercare di stabilizzare i prezzi dei prodotti esportati. Ma vi possono essere obiettivi anche di diversificazione delle attività finanziarie del Paese. O anche di sviluppo in vari tipi di attività, incluse attività reali, non solo finanziarie. Questi sono gli obiettivi propri. Gli obiettivi impropri sono invece obiettivi politici più che finanziari.
… E cosa fanno questi fondi? Dove investono?
Gli investimenti principali sono azioni di imprese nazionali ed estere, quasi il 50% è in azioni. Azioni significa, a seconda della percentuale sul totale, anche controllo di qualche impresa societaria. Titoli obbligazionari, titoli di Stato ma, anche, obbligazioni private e derivati, fanno il resto.
… E i principali settori quali sono?...
Finanza e assicurazioni estere raggiungono quasi il 60%. Gli Emirati entrarono in Unicredit, per esempio. Investimenti immobiliari anche: il Qatar a Milano, per esempio; il Dubai a Sesto San Giovanni. Terzo, l'energia, il Qatar a Rovigo. Quarto, la tecnologia industriale: gli Emirati stanno nella Piaggio aerei. Quinto, trasporti e logistica: Singapore è in una società che si chiama "Sintonia".
Ci saranno anche altri esempi e questi pure andrebbero verificati perché le partecipazioni cambiano. Però questa è la tipologia: soprattutto finanza e assicurazioni, ma anche immobiliare ed energia, l’alta tecnologia e, infine, trasporti e logistica, le infrastrutture in generale.
… Questi i settori, ma le occasioni?
Il terreno fertile, spesso, è consistito in difficoltà di tipo finanziario delle imprese, oppure nella esigenza di ristrutturazione di alcune imprese. La ristrutturazione, nel mondo della globalizzazione, è un fenomeno frequente e va fatta rapidamente, per evitare avvitamenti nocivi. Ma ci sono anche casi in cui, invece, ci sono prospettive promettenti e qui il comportamento è quello tipico di un qualunque fondo di investimento. Ci sono anche casi di Stati in difficoltà che gradiscono l'afflusso di questo tipo di capitali, per sottoscrivere i titoli di Stato emessi. Vi possono essere Stati in qualche difficoltà per i loro problemi di sviluppo. Le Filippine hanno avuto un problema di finanziamento delle infrastrutture. In questi casi, di regola, l'attività di fondi sovrani è ben accetta e sollecitata.
… Ma perché ci sono anche dubbi e interrogativi?
Ci possono essere ragioni di varia natura. I fondi sovrani potrebbero avere degli obiettivi impropri, non tipici nella finanza, non necessariamente dichiarati, non trasparenti.
Per esempio vi cito quattro casi.
Il primo è l’acquisizione di posizioni di controllo o di quasi controllo o di forte condizionamento. Il know-how in settori strategici è desiderabile. Secondo: acquisizione di posizioni dominanti, di natura monopolistica.
Ancora si può acquisire il controllo di un'impresa per acquisirne la proprietà intellettuale, i marchi, i brevetti, e così via. Qualche volta c'è il rischio che si acquisisca il controllo di una azienda per acquisire, quindi, la sua quota di mercato. Terzo caso è il finanziamento di infrastrutture o posizioni di logistica cioè di un settore che si ramifica sul territorio nazionale ed è, per certi versi, condizionante. Quarto: la destabilizzazione finanziaria e valutaria.
Sono tutti ipotetici questi obiettivi, ma sono possibili.
Questi obiettivi impropri, politici più che economico-finanziari, vanno confrontati con l’esigenza di sicurezza dei Paesi, con l'esigenza dell'interesse nazionale.
… E qual è la dotazione di questi fondi sovrani?…
Le stime sui valori assoluti del potere finanziario complessivo di questi fondi divergono. Ma, più importante, è capire le proporzioni più che i valori assoluti delle attività dei fondi. Da queste proporzioni molti ricavano indicazioni rassicuranti. Il sistema bancario internazionale è 20 volte più dotato di questi fondi. Il totale delle Borse è 16 volte maggiore di questi fondi. I Fondi pensione e quelli assicurativi mondiali sono 8 volte, qualcuno dice anche di più di 8 volte, rispetto al potenziale dei fondi sovrani. La differenza è, però, che nei fondi sovrani il potere di decidere si concentra in pochi autorevoli soggetti. In secondo luogo questi fondi hanno meno problemi di rifinanziamento o, se volete, di leva finanziaria, essendo finanziati dallo Stato corrispondente. Quindi, è vero che la consistenza del mondo finanziario è multipla rispetto ai fondi in esame; però, in questi, il potere di decisione si concentra e i limiti operativi sono più ampi.
… Come attrezzarsi di fronte a questo fenomeno dei fondi sovrani?
La risposta andrebbe articolata perché vi sono tre tipi di risposte possibili che classificherei così: sono politiche macroeconomiche, politiche di monitoraggio e politiche microeconomiche o, se volete, micro giuridiche di reazione. Cominciamo con le politiche macroeconomiche.
… Da che derivano?
Attribuisco molta importanza a queste politiche. Il regime dei cambi è squilibrato e bisogna che le politiche economiche mirino ad un suo riequilibrio. Il regime dei cambi altera la concorrenza. Questa è violata dai Paesi avanzati, soprattutto nel settore agricolo, con un impatto negativo su Paesi che sono fondamentalmente agricoli. Però, è anche vero che ci sono danni per l’economia occidentale che derivano da cambi che non sono equilibrati. Quindi, la prima politica è una politica economico-internazionale da svolgersi nei consessi internazionali.
… Cosa si può fare per convincersi a cambiare radicalmente le cose?…
Per esempio, con una diversa partecipazione al Fondo monetario internazionale di Paesi che oggi contano molto ma non hanno, in questo contesto, un ruolo proporzionato: la si può riconoscere, in cambio di una correzione della politica dei cambi. Un altro problema è la politica dei prezzi a domanda rigida. La politica, per esempio, dell’energia, fatta dai singoli Paesi è più debole della politica energetica a livello europeo. Il potere contrattuale congiunto dei Paesi che domandano materie prime, petrolio nel caso specifico, sarebbe maggiore del potere contrattuale del singolo Paese.
E, infine, le politiche di competitività e di crescita, perchè anche con competitività e crescita si correggono gli squilibri valutari. Le politiche di monitoraggio sono la seconda parte dell’arsenale.
Ci sono vari indici di monitoraggio. Quello di Truman, oppure l’indice di Lindburg e Madwell. Questo si basa su 10 criteri di valutazione della cosidetta disclosure. Disclosure è praticamente il tipo di informazione che il fondo è disposto a dare e, quindi, il suo grado di “trasparenza”. Poi l’indice di Kaufman per valutare il grado di responsabilità nel comportamento, di stabilità nel tempo, di efficienza e, anche, della qualità normativa del Paese di origine. Questi indici colgono un coefficiente statistico significativamente inverso tra il grado di democraticità del Paese di origine e trasparenza dei rispettivi fondi. Meno democratico è lo Stato di appartenenza e meno trasparente è il fondo sovrano. Per inciso vi ricordo che la provenienza nazionale dei fondi è del 46% dal Medioriente, del 35% dall’Asia e del 18 - 19% dall’Europa, dall’America e dagli altri Paesi.
La terza categoria di reazioni sono le micromisure. La Golden Share oppure l’approvazione di limiti all’entità della partecipazione al capitale delle società operanti nello Stato di “approdo” della finanza dei fondi; oppure limiti di settore. Per es., in Germania c’è una proposta di legge che prevede l’autorizzazione governativa per acquisizioni che superino il 25% in alcuni settori sensibili per la sicurezza pubblica nazionale. La Francia ha previsto autorizzazioni pubbliche per 11 settori nei quali intervenissero investimenti esteri. Negli Stati Uniti, esiste un Fund Investment and Security Act per bloccare, o sottoporre a condizioni particolari, questo tipo di acquisizioni da parte di fondi sovrani esteri.
… L'Italia?
Sono circolate voci, idee, proposte ma con poco esito. L’ideale sarebbe un fondo europeo di controllo, e Parigi suggerì un fondo europeo comune di contrasto. Le esigenze dei vari Paesi sono, però, diverse. Un Paese che aspira ad essere il principale mercato finanziario mondiale ha un atteggiamento diverso dal Paese che si preoccupa della propria manifattura. Le posizioni dei Paesi sono diverse anche sotto il profilo del debito governativo. Ci sono Paesi che hanno problemi di collocamento del debito e che possono pensarla diversamente da un Paese che, invece, ha un volume del debito tutto sommato normale. Anche su questo fronte l’Europa ha difficoltà a raggiungere una posizione unitaria sia per le divergenze di interessi, sia per la diversa valutazione politica, relativamente al grado ottimale di regolamentazione dei movimenti spontanei dei capitali.

Antonio MARZANO Presidente, dal 2005, del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) è stato: - Ministro delle Attività Produttive dal 2001 al 2005;
- Presidente dell’Associazione Internazionale dei Consigli Economici e Sociali ed Istituzioni Similari (AICESIS) di cui oggi è Presidente Onorario;
- Deputato al Parlamento italiano dal 1996 al 2005;
- Presidente della Commissione per il Futuro di Roma Capitale dal 2008 al 2009.
Membro di Commissioni e Comitati tecnico-scientifici ha svolto intensa attività professionale presso Istituti bancari, Fondazioni, ecc..
Negli anni dal 1969 al 2000 è stato docente in varie Università ricoprendo, tra l’altro, l’incarico di Preside della facoltà di Economia e Commercio dell’Università Abruzzese e di Professore ordinario di Politica Economica e Finanziaria e di Storia e Politica Monetaria presso l’Università di Roma. È autore di oltre 150 pubblicazioni.
Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è stato insignito di numerose onorificenze e premi.

 

 

 

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