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Home Economia Dell''iperinflazione Weimariana e delle teorie di Barnard
Dell''iperinflazione Weimariana e delle teorie di Barnard PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Pastura   
Mercoledì 04 Gennaio 2012 21:03

Luca PasturaLa storia ha già bocciato, con sentenza passata in cassazione, le teorie economiche che oggi qualche bizzarro censore ripropone in svariati saggi. Ovvero più debito, moneta sovrana e inflazione elevata per soddisfare la domanda interna, svalutare e facilitare l'esportazione dei mercati. Ho già argomentato, in un articolo precedente "c'è chi parla di ritornare alla lira" le motivazioni oggettive che spingono ad una contrazione di debito e politiche inflattive da un lato, al risanamento economico e sviluppo dall'altro.

Adesso voglio riproporre una pagina che gli economisti ben dovrebbero conoscere. E' la famosa inflazione della Repubblica di Weimar parvenza democratica abbattuta dal ciclone nazista nel 1933. L'articolo evidenzia punti importanti.

Primo: stampare moneta senza adeguata copertura (quello che i barnardiani vorrebbero) e cioè definire un valore unitario della moneta è un assurdo e criminale atto di politica economica

Secondo: le crisi di iperinflazione distruggono, in primo luogo, le classi meno abbienti; i ricchi furbetti del quertirino si salvano e speculano sul povero.

Ho annotato in grassetto i passaggi che ritengo più utili al dibattito, che, come al solito, mi auguro ricco e fecondo di spunti.

Già allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, per fronteggiare l'immane sforzo bellico, la Germania abolì la convertibilità aurea del marco. Quando la Grande Guerra divenne sempre più probabile, la popolazione ritirò dalla banca del Reich monete d'oro per un valore di 100 milioni di marchi. Di conseguenza, quest'ultima sospese l'incasso di banconote e monete divisionali. Il governo perseguì la via del finanziamento statale incrementando la stampa di banconote. Fino al termine del conflitto, la quantità del denaro in circolazione era quintuplicata, mentre la quota delle monete era scesa allo 0,5 per cento. I costi astronomici del conflitto, dell'ordine di 164 miliardi di marchi, furono sostenuti soprattutto da diverse forme di prestiti obbligazionari e solo in minima parte da imposte belliche e aumenti delle tasse. L'idea era, una volta usciti vittoriosi, di ripagare i debiti a spese dei vinti, ma il conflitto vide la Germania uscire sconfitta. Tra il 1871 ed il 1913 l'inflazione tedesca aveva mostrato un andamento molto contenuto e a tratti addirittura negativo, negli anni della prima guerra mondiale l'inflazione annua salì invece in media al 28,3%. Come una bomba ad orologeria, gli squilibri finanziari derivanti dalle immense necessità di spesa dello Stato per ragioni di guerra esplosero dopo un lustro in tutta la loro drammaticità. Nel periodo direttamente successivo, cioè tra il 1919 ed il 1923, l'inflazione raggiunse il 662,6% annuo. Nel biennio tra 1921 e 1923 si scatenò la vera "iperinflazione di Weimar". Durante la sua fase finale, nel novembre 1923, il marco valeva un bilionesimo [1/1.000.000.000.000] di quanto valesse nel 1914.

In Germania durante gli anni venti, nella fase politica nota come Repubblica di Weimar, si usò il termine Papiermark (dalla lingua tedesca: marco di carta) per indicare le banconote emesse per pagare i debiti di guerra stampando banconote. Le nazioni vincitrici della Grande guerra decisero di addebitare alla Germania i costi della guerra da loro sostenuti. Senza nessun riguardo alle riserve di oro che avrebbero dovuto garantire la valuta, la Germania contituò a stampare cartamoneta finché il debito non fu assolto, il che causò la rapidissima svalutazione della moneta. Durante l'iperinflazione, furono emesse banconote di taglio elevato. Non furono quasi più coniate monete, tranne per alcune serie da 200 e 500 marchi d'alluminio. Il Papiermark fu prodotto in enormi quantità: esistevano anche tagli da 100.000.000.000.000 di marchi (centomila miliardi). Centinaia di fabbriche di carta stampavano giorno e notte nuove banconote, francobolli e altri valori con sopra delle cifre sempre più astronomiche. Stamperie pubbliche e private, statali, regionali, comunali, bancarie e persino private emettevano fiumi di marchi che non valevano il prezzo della carta su cui erano impressi. Complessivamente 30.000 persone erano impegnate nella produzione dei circa dieci miliardi di banconote emesse per contrastare l'inflazione. 30 fabbriche producevano la carta e 133 aziende terze con 1.783 stampanti lavoravano giorno e notte per la tipografia del Reich. In totale, la banca del Reich emise 524 trilioni di marchi (un trilione ha 18 zeri), cui si aggiunsero altri 700 trilioni «d'emergenza» fatti stampare da 5800 città, comuni e imprese per fronteggiare la crisi economica. Il più delle volte, le banconote e i francobolli stampati qualche ora prima venivano sovraimpressi con valori superiori e, per accelerare la produzione, le banconote venivano stampate da un solo lato. Da ciò si evince come l'iperinflazione consista in un aumento smisurato e continuo dei prezzi, che impoverisce l'economia perché i prezzi perdono la loro funzione di segnalare, attraverso la scarsità, la migliore allocazione delle risorse. Un aumento che impoverisce soprattutto i più deboli, perché nell'iperinflazione sono i più furbi ad avvantaggiarsi. A rimetterci sono - all'inizio - coloro che detengono un reddito fisso, come i lavoratori dipendenti (nel 1923 il governo tedesco fu costretto a pagare lo stipendio quotidianamente ai dipendenti, i quali s'affrettavano a comperare qualsiasi merce prima di vedersi letteralmente sublimare il denaro tra le mani), mentre temporaneamente si salvano coloro che possono adeguare le proprie entrate alla continua ascesa dei prezzi. Col tempo, però, anche i lavoratori autonomi iniziano a trovarsi in difficoltà, in quanto sarà sempre più arduo trovare un numero sufficiente di clienti in grado di poter spendere grosse somme di denaro per richiedere le prestazioni professionali dei liberi professionisti, o i prodotti immessi sul mercato dagli industriali.

La perdita di valore del marco nei confronti del dollaro fu irrefrenabile: 1 dollaro valeva, nel 1921, 65 marchi; nel 1922, 2.420 marchi; nel giugno 1923, 100.000 marchi; nel luglio 1923, 350.000 marchi; nell'agosto 1923, 4.600.000 marchi; nel settembre 1923, 100.000.000 di marchi; nell'ottobre 1923, 25.000.000.000 di marchi; nel novembre 1923, 4.200.000.000.000 di marchi. Il valore del Papiermark (marco di carta) che nel gennaio 1914 veniva cambiato a 4,2 per ogni dollaro statunitense raggiunse i 1.000.000 di marchi per dollaro in agosto e a 4.200.000.000.000 per dollaro il 20 novembre 1923. Il 15 novembre 1923 un dollaro americano comprava 4200 miliardi di marchi, e per comperare un chilo di pane ci voleva più di un chilo di banconote. Una lettera a uso interno del Paese il 1º gennaio 1923 costava 10 marchi, il 10 ottobre 2 milioni di marchi e il 1º dicembre (1923) 50 miliardi di marchi. Francobolli da 5 miliardi di marchi erano utilizzati per spedire le cartoline (ma, in realtà, non erano utilizzati: gli uffici postali timbravano la corrispondenza con la dicitura "Tassa evasa" (“Gebuhr bezahlt”) perché il prezzo dei valori bollati cresceva di giorno in giorno, cosicché - oggigiorno - tali francobolli raramente si reperiscono vidimati con timbri originali, che non siano, quindi, falsi o di favore), carriole piene di carta moneta servivano a comprare un uovo o un biglietto del tram. In questa situazione drammatica, si tornò a fare senza il denaro, in quanto le banconote erano utilizzate per accendere le stufe, quando la gente era già da mesi dedita al baratto dei beni. La situazione si normalizzò solo nel gennaio 1924, quando fu introdotta - a partire dal 15 novembre 1923 - la nuova moneta, il Rentenmark, che sostituiva milioni dei vecchi biglietti di banca.

Il taglio più alto di una banconota durante l'iperinflazione tedesca fu di 100 bilioni (100.000.000.000.000) di marchi.

 

Commenti  

 
0 #2 max 2014-06-24 16:03
Ripeti a litania una storiella trita e ritrita... oggi l'euro viene stampato a debito e senza controllo nella stessa maniera. Cosi sembrano panzane da lotteria caro Luca. Sei un infiltrato? Cambia visuale te lo consiglio. Se non sei pagato per spararle cosi... cambia..se sei pagato si spiega tutto!
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+1 #1 luca m. 2012-01-07 00:42
...proprio la Germania?
Caro Pastura
iperinflazione Weimariana di cui parli va sottolineato "in grassetto" che la germania si trovava in uno scenario post bellico alla quale,come tu hai ben ricordato, le nazioni vincitrici della Grande guerra decisero di addebitare alla Germania i costi della guerra da loro sostenuti, questo durante la riconversione dell'industria bellica, tale per cui vi era anche una bassissima circolazione di merci ad uso "civile".
Sebbene la storia si sussegue con eventi le cui cornici sembrano le medesime, bisogna stare attenti nel formulare tali trasposizioni epocali, dicendo la storia ha gia bocciato. La storia attuale può essere molto diversa, a mio modesto parere.
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