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Home Eventi ,Dibattiti
Eventi
Non dobbiamo "pagare" noi la "loro" crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Aprile 2010 20:48

I sindacati di base europei stilano un appello comune che denuncia le responsabilità della crisi in corso - vedi Grecia - e propone una piattaforma alternativa. E lanciano le iniziative europee: il controvertice eurolatinoamericano di Madrid a maggio ma soprattutto la manifestazione delle Marce europee del 17 ottobre a Bruxelles

La « crisi » marca il fallimento assoluto dell’ideologia neoliberista e delle politiche che pretendono di condurre le sorti dell’umanità. E’ stato comico, l’anno scorso, vedere tutti i nostri governanti, degli adoratori beati della libera concorrenza, trasformarsi in difensori dell’intervento dello Stato. Ma se sono per l’intervento dello Stato, lo sono per salvare gli interessi privati in nome di un precetto ben conosciuto: "socializzare le perdite e privatizzare i profitti".

Così milioni di miliardi di soldi publici, i nostri soldi, sono stati versati, senza discutere, per salvare le banche e gli azionisti mentre ora diventa « impossibile » trovare le risorse minime per rispondere ai bisogni sociali.

Ma non è tutto. La crisi finanziaria ha toccato l’economia reale, la recessione è la con il suo corteo di licenziamenti; padroni e governanti sono ben decisi a continuare ad attaccare i diritti sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, particolarmente in materia di protezione sociale, di diritto al lavoro, delle condizioni di lavoro e di salute e sicurezza al lavoro. Il loro obbiettivo è di far pagare la crisi a lavoratrici e lavoratori portando avanti in ciascun paese l’unità intorno alle politiche governative per cercare di indorare la pillola. La xenofobia, il razzismo sono le pestilenze che noi combattiamo. Attraverso il sindacato, costruiamo la solidarietà internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici per dar loro una risposta!..continua

 
Il diritto di essere fischiati PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 26 Aprile 2010 12:01

C'è chi sfregia ogni giorno la convivenza democratica, la Costituzione, chi accetta i fascisti nel proprio schieramento per poi presentarsi al 25 aprile come se niente fosse. I lanci di oggetti contundenti noi li rifiutiamo ma le contestazioni restano ancora una forma di espressione del dissenso

Lo aspettevamo rassegnati. L'editoriale del Corriere della Sera che bacchetta i "violenti" della piazza del 25 aprile, quelli che si sbracciano contro i rappresentanti della destra alle celebrazioni ufficiali. E puntuale è arrivato, dall'ineffabile Pierluigi Battista, gran cerimoniare di editoriale pseudo-contundenti (niente a che vedere con Libero o il Giornale ma al Corriere si sa, sono più eleganti). E quindi i facinorosi della resistenza «sono pochi, isolati e impotenti. Per questo sono schiavi di una furia violenta e sconsiderata. Vedono in un 25 Aprile unitario e concorde l'emblema stesso della loro sconfitta. E aggrediscono i palchi per disperazione. Fischiano alla luna. Feriscono e intimidiscono chi tiene i discorsi. Ma la piazza non ne può più di loro. Il 25 Aprile è oramai la data della loro solitudine»....continua

 
Le donne Partigiane e la resistenza taciuta..... PDF Stampa E-mail
Scritto da Caltari   
Domenica 25 Aprile 2010 17:55

Tratto da :http://archiviocaltari.wordpress.com

Senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza.
Arrigo Boldrini (Bulow),
medaglia d’oro della Resistenza

Già è stata notata la riluttanza a far sfilare le partigiane nei cortei di liberazione: essa non è che il preludio del silenzio che da allora coprirà centinaia di storie vissute da queste donne; silenzio delle istituzioni, anzitutto, ma silenzio delle donne stesse che si sono volontariamente emarginate dalle cerimonie e dalle manifestazioni celebrative, non meno che dai riconoscimenti e dalle onorificenze, per naturale riserbo, riacquistato col ritorno alla normalità. [...] La storiografia ha continuato perciò a considerare e valutare l’operato femminile in base al grado di avvicinamento ai valori, alle dinamiche delle azioni maschili. Individuare ciò che di nuovo emerge da questi nuovi soggetti storici che agiscono in condizioni loro proprie, del proprio sesso, e secondo propri criteri, significa allargare il raggio di visione della storia, vederne la complessità e la contraddizione e soprattutto non trascurarne mai il legame inscindibile con la vita di tutti.

PRIGIONIERE Le donne che scelgono di lottare per la liberazione affrontano il carcere durante la Resistenza.[...] Suore e parenti si uniscono nel cercare di insinuare i sensi di colpa nelle politiche, donne anormali, che hanno trascurato i figli per la militanza, problema quest’ultimo che, nell’opinione comune anche alle donne, riguarda, nella coppia, soltanto la madre. Le politiche resistono e, operaie e intellettuali, ottengono qualche modesto diritto, si riuniscono a leggere e a studiare, a discutere tutte insieme e lo studio sembra loro quasi un momento privilegiato di quiete che nel ricordo ci tramandano, nella vita troppo affollata di faccende e di responsabilità che riprendono appena uscite di prigione. Le donne ostaggio, vivendo il carcere come sopruso violento, sono portate ad accogliere il messaggio delle politiche e, dalla riflessione sulla loro sorte privata, arrivano spesso alla consapevolezza antifascista, e assumono quindi sul campo le ragioni della loro resistenza....continua

 
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