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Genova e il suo territorio, Città metropolitana o Regione urbanizzata? |
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Scritto da Sonia Zarino
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Giovedì 17 Gennaio 2013 14:50 |
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Nel 2013 la Provincia di Genova cesserà di esistere per essere sostituita dalla corrispondente Città metropolitana. Un fatto indubbiamente epocale che sancisce anche amministrativamente una sempre maggiore interdipendenza tra la città di Genova ed i territori ad essa limitrofi.Nel caso in oggetto ci troviamo in presenza di un’area dalle caratteristiche molto differenziate, dove sono compresenti zone ad alta e a bassa densità urbanistica caratterizzate dalla presenza di un comune capoluogo (composto a sua volta di quartieri dalla fisionomia sociale e fisica molto ben definita) e da altri comuni (costieri e collinari) non necessariamente contigui a Genova, costituenti un sistema policentrico di aree più o meno “forti” in termini economici e di servizi caratterizzato da relazioni economiche, culturali e sociali tra loro integrate e da interessi che oltrepassano i singoli confini comunali. Il capoluogo genovese è, sempre più marcatamente, il baricentro di questo sistema policentrico, per via dell’alta concentrazione di attività economiche, e di servizi pubblici e privati. Nel corso del tempo in tutta quest’area si è andata affermando una forte esigenza di fruizione comune di servizi generali essenziali per la vita sociale (si pensi, ad esempio, ai trasporti pubblici, alle funzioni legate all’istruzione, alla cultura, alla sanità, ecc.) al punto che praticamente l’intero territorio provinciale si configura come un unico complesso, strettamente integrato. L’aumento del prezzo delle abitazioni, verificatosi a più riprese sia nel capoluogo, sia nei centri rivieraschi, ha in molti casi provocato l’espulsione degli abitanti a reddito medio-basso dalle zone cittadine più pregiate verso aree meno costose, ma decisamente più decentrate.Parallelamente, si è assistito ad un sempre più accentuato affermarsi del fenomeno del pendolarismo, motivato dalla maggiore mobilità dei cittadini della provincia per motivi di lavoro e di studio, e, sempre più frequentemente, anche per assistenza familiare e fruizione del tempo libero.
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Tutti pronti per un nuovo martire antimafia? |
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Scritto da Davide Stasi
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Venerdì 30 Novembre 2012 11:02 |
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Di Christian Abbondanza abbiamo già parlato in passato.Nel febbraio di quest’anno il Ribelle dedicò tre articoli consecutivi alle sue attività (qui, qui e qui). Che si riassumono in una serie interminabile di inchieste autocondotte, a proprio rischio e pericolo, contro la malavita organizzata nel nord Italia, ma non solo. A capo dell’associazione no-profit che ha contribuito a far nascere, la “Casa della Legalità e della Cultura”, e di cui è attualmente presidente, Abbondanza ha un po’ di brutti vizi. Brutti specialmente in questa italietta dei poteri legali e illegali che si sovrappongono fino a confondersi.
Il suo primo vizio è quello di ficcare il naso. E di ficcarlo a fondo, in modo circostanziato, con ricerche approfondite, verifiche incrociate sulle fonti e sui materiali. Nel migliore dei casi, per chi finisce nel mirino di Abbondanza, la ricerca sfocia in un articolo di fuoco sul sito dell’associazione. Quando va male, tutto diventa un incartamento sul tavolo della Procura eventualmente interessata. In entrambi i casi Abbondanza esercita un secondo brutto vizio: fa nomi e cognomi. Senza giri di parole. E quando può, mette anche foto o filmati, spesso fatti da lui stesso e dai pochi collaboratori di cui si avvale.
Bersaglio costante della sua attività è la malavita organizzata, mafia, ‘ndrangheta, camorra, comunque la si voglia chiamare. In sostanza i rami aziendali principali, in questo paese all’incontrario, con sedi distaccate nelle sezioni dei partiti di ogni colore, negli enti pubblici e nelle loro partecipate, nelle aziende private, e spesso anche in magistratura. Inevitabilmente, Abbondanza è un collezionista di querele, solo in piccola parte sfociate in condanna. Sul piatto della bilancia sono di più le denunce da cui sono scaturite indagini che hanno finito per scardinare sistemi criminali consolidati e radicati, mandando in galera fior di boss o sputtanando promettenti carriere politiche.
Inevitabilmente un personaggio del genere, alla lunga, finisce per stare sull’anima a molti, a troppi. Molti nemici, molto onore, diceva qualcuno. Nel caso di Abbondanza, molti nemici, specie quel genere di nemici, significa restare isolati. Che è l’anticamera del mirino puntato al centro della fronte. Non a caso da tempo le forze dell’ordine hanno lo hanno messo sotto vigilanza, cosa ben diversa e molto più blanda di una scorta, consigliandogli a buon peso di evitare di circolare da solo. Cioè, se proprio vuole farsi ammazzare, almeno si porti nella tomba qualche amico, già che c’è.
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Ricordi d’infanzia e di acciaierie…ovvero da Genova a Taranto passando per L'ilva |
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Scritto da Silvia Parodi
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Mercoledì 15 Agosto 2012 12:46 |
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Solidarietà da una genovese ai tarantini che lottano per un ambiente sano
Non sono mai stata a Taranto, ma sono nata 40 anni fa a Cornigliano (Genova) e lì ho vissuto per oltre 20 anni, davanti alla mostruosa acciaieria, che ha distrutto per sempre un quartiere che all’inizio del secolo scorso era tra le più rinomate località balneari della Liguria.
Ero solo una bambina o un’adolescente poco consapevole, ma ricordo bene le lotte delle donne di Cornigliano per porre un limite al mostro che si mangiava le nostre vite. Ricordo i tanti giorni in cui si respirava una puzza acre e si dovevano tenere chiuse le finestre, ricordo la polvere nera, grigia, rossastra, che si posava ovunque, sulle persiane, sui vetri, sul bucato e i sui nostri polmoni. Per protesta si appendevano le lenzuola bianche alle finestre e in breve tempo diventavano grigie di veleno. Allora non c’era internet e se il benzene aveva sforato i limiti di decine di volte, si veniva a saperlo (mica sempre) dopo mesi e mesi che l’avevamo già respirato… Ricordo i botti delle esplosioni, e le nuvole di fumi che si levavano immense, illuminate dalla luce arancione industriale; mio padre mi spiegava che i fumi peggiori però erano quelli che non si vedevano, che uscivano di notte. Mio padre per un periodo aveva lavorato a quella che allora si chiamava Italsider (oggi Ilva): per sua fortuna lavorava negli uffici, ma qualche volta era entrato nella zona di lavorazione e raccontava che sembrava di essere arrivati all’inferno. Mio padre ogni estate cercava di portarci via per respirare un po’ di aria sana almeno qualche mese all’anno. Andavamo in affitto in un modesto appartamento in campagna in Piemonte e quando arrivava settembre e dovevamo tornare a casa io e mia sorella piangevamo. Mio padre è già stato operato per due tumori, magari il benzene non c’entra, ma chi lo saprà mai?…
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La forza della solidarieta' blocca gli espropri del terzo valico |
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Scritto da noTav info
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Domenica 12 Agosto 2012 17:59 |
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La prima tornata di espropri si conclude ad un mese esatto dal suo inizio, il 10 luglio. Possiamo finalmente accantonare la scaramanzia e dire che ovunque il Cociv abbia effettuato il primo tentativo per entrare in possesso dei terreni le popolazioni si sono schierate con successo a difesa dei propri territori: a Serravalle, Arquata, Gavi, Borgo Fornari, Pontedecimo, Trasta, Fegino, Campomorone e Isoverde nemmeno un lembo di terra è stato portato via, più di cento espropri sono stati respinti. Come abbiamo già avuto modo di raccontare giorno dopo giorno, la cosa che più fa piacere è vedere la capacità della gente di organizzarsi e rispondere a tutte le esigenze dei presidi, mettendo in moto un meccanismo di solidarietà che va oltre il motivo per cui si stava in strada, riscoprendo una socialità che alcuni avevano dimenticato, condividendo le proprie informazioni in un processo di crescita costante. Quello che invece ci stupisce è la velocità con cui questo è successo. Anche grazie alla copertura mediatica di spazi come questo si è innescato un circolo virtuoso che ha portato ai presidianti notizie di quelli della settimana prima, alzando il morale e invitando a partecipare a quelli successivi.Ai comitati, che sono stati un elemento catalizzatore di questo processo, si è affiancato un numero sempre maggiore di persone, che oggi li rafforza con riconoscenza.Quello che monta con forza è un vero movimento popolare, che rifiuta il meccanismo di delega ai propri rappresentanti, salvo rare e preziose eccezioni anche quelli locali purtroppo troppo spesso conniventi, e dal basso reclama il proprio diritto a difendere il territorio e la salute da chi vorrebbe monetizzarli come una qualsiasi risorsa economica. Infatti, in un momento in cui bisognerebbe stare al fianco della gente c’è una buona parte delle istituzioni che tifa per la distruzione di questo momento di aggregazione popolare. Ci sono giornalisti che stravolgono gli eventi, ci sono politici che commissionano articoli infamanti e lavorano di concerto con opachi organi dello stato per creare una tensione di cui nessuno sente il bisogno.
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Scritto da Luca Pastura
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Sabato 11 Agosto 2012 12:49 |
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Due giorni orsono mi recavo alle poste, sede centrale, di Genova, per comprare un pacco da spezione. Una volta entrato, non riconoscevo più quel luogo, anche austero, e spersonalizzato, a cui il ricordo giovanile rimandava.
Una ridda di luci, rumori da flipper d'osteria, vociame variegato ti fa capire immediatamente che qualcosa, forse, è cambiato. Poi l'impressione diviene certezza. E' che quel luogo austero si è trasformato in un centro dispensatrice di illusoria felicità.. lotto istantaneo, gratta e vinci e altre diavolerie sono dispensate, come l'ostia profana di un rito neo pagano, dalla funzionaria di turno, che fa anche la simpatica, ride e scherza con questi zombi dall'età imprecisata... ad uno di essi cinguetta: "bisogna essere maggiorenni! ma dalla sua faccia mi sembra che abbia superato la maggiore età da un pezzo!"...
Etnie varie, latini, sudamericani, rumeni, asiatici si mescolano nel grande gioco dei pacchi in un'assolata e deserta giornata feriale di inizio agosto.. io stesso sembro un alieno, antitetico a quel contesto, quando mi avvicino e chiedo un banale pacco, magari con materiale di riempimento accluso.. l'impiegata mi sorride, bonarie, e mi chiede di che grandezza lo voglio.. dietro di me, mi sto dilungando troppo, si vede, l'orda dei disperati si scompone, ondeggia, e difende saldamente il posto nella coda.. qualche parolina a mezza bocca di biasimo, nei miei riguardi, che rallento il loro incedere nelle luminarie di una nuova giostra...
alla fine pago i miei tre euro e settanta e vorrei prendere le monetine, ma la signora mi dice, con una certa apprensione: "che fa? è pazzo? si mette a cercare le monete? non ha cinque euro?"... capisco che non c'è tempo da perdere.. le allungo il pezzo di carta e ritiro il resto, che la signora aveva già in mano...
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Ultimo aggiornamento Sabato 11 Agosto 2012 12:53 |
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