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Scritto da Mirko Carletti*
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Venerdì 27 Gennaio 2012 21:38 |
Ringrazio Paese Sera per avermi dato l’opportunità di assistere all’anteprima di Acab, un film atteso, di cui si parla e che ha già scatenato numerose discussioni sui blog della rete; anche il libro di Bonini che l’ha ispirato aveva diviso il fronte dei lettori, oggi però con l’evento cinematografico tutto viene amplificato. La valutazione di un film subisce inevitabilmente l’influenza emotiva dello spettatore e nel mio caso le sollecitazioni sono state tante, e diverse: quelle di un cittadino che vive le contraddizioni sociali e le difficoltà quotidiane raccontate nel film; quelle di un padre che potrebbe avere analoghe difficoltà nel rapporto con il figlio adolescente; quelle di una separazione con affidamento da far conciliare con i problemi lavorativi e quelle di un lavoratore di polizia che indossa la stessa divisa dei protagonisti del film.
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Scritto da Gianfranco Belletti
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Sabato 12 Maggio 2012 22:24 |
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Caro Doria nessuno mette in discussione la tua onesta' intellettuale e direi il tuo percorso dentro i difficili meandri del sociale sia noto,la tua competenza pure,sei un uomo stimato a Genova,citta' pero'ferita da quel g8 che di chiarezza ne ha vista poca,ha visto castigare,anche se non sempre e non in modo corretto,le aree deboli,dei manifestanti da una parte e quelle di truppa dall'altra ,quelle che poi alla fin fine come storia insegna hanno due alternative o subire ed eseguire o cantarsela perdendo tutto e anche di piu',facile ricamarci i richiami forcaioli,ma i colpevoli non erano la truppa che rimane responsabile nella sua indecisione e debolezza sul piano umano,semmai chi ha diretto,concepito,gestito e voluto una sospensione della democrazia , dubito film morbidi e un po' troppo ruffiani nel prestare il fianco a una versione comoda come il "Diaz"riescano a chiarircela nella loro drammaticita'.Doria tu richiami a tanti bei slogan da bambine che girano alla coop e da sognatori,non e' colpa tua sono proprio scadenti quelli che ti curano il percorso,percorso che funziona ancora perche' la coscienza nonostante sia piu' alta di prima vede il fronte di tanta gente aggrappata alla speranza che alle favole vuole crederci,oltre alla marea ruffiana che invece a crederci gioca, basta sperare nel favore,non per niente assessori morti e sepolti dal punto di vista politico con 500 e anche meno voti all'attivo,la meta' del fantasmagorico Portento che sperava fossimo ancora coglioni,si sono subito schierati dove gira il vento ieri era la Pinotti che abbiamo cannato perche' giusto quei coglioni li ha rotti con la sua arroganza e spazi aperti alla clientela militare,oggi sei tu ma la sorpresa potrebbe essere lo stesso dietro l'angolo.
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Scritto da Piero Maestri
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Lunedì 02 Aprile 2012 03:06 |
Non era scontato che la questione del non pagamento del debito diventasse terreno di iniziativa di massa. Adesso serve allargare, senza forzature organizzative, il blocco sociale e la mobilitazione contro la crisi, il debito e le politiche di austerità.
Una bella giornata contro il potere delle banche e le politiche del governo Monti-Napolitano. Il sole e il caldo insolito della Milano primaverile hanno visto sfilare un corteo bello, con una partecipazione superiore alle aspettative (15/20 mila persone) e ricco di presenze differenti e plurali. La giornata già alla mattina ha visto diverse azioni davanti a istituti di credito, tra i quali l’iniziativa di Atenei in Rivolta e Rivolta il debito davanti alla filiale di “Che Banca!” (Mediobanca) di Largo Augusto. Lo striscione “Che futuro! Precario e impossibile grazie a banche e governo” irrideva al sito di “idee per l’innovazione” (chiamato appunto “Che futuro!”) organizzato da “Che banca!” – in quanto tale corresponsabile delle politiche di austerità e di speculazione sul debito dei paesi europei (ricordiamo che Mediobanca ha ottenuto un prestito di 3,5 miliardi di Euro al tasso del 1% dalla Bce…).
Il corteo del pomeriggio ha visto manifestare le forze oggi decisamente e coerentemente all’opposizione del governo Monti-Napolitano – dai sindacati di base (Usb, Cub, Si.Cobas) alle organizzazioni politiche (Prc, Pcl, Sinistra Critica, Rete dei comunisti…), alle diverse espressioni dei movimenti sociali e delle esperienze di lotta di lavoratrici e lavoratori: NoTav, lavoratori di Wagon Lits, cooperative dell’Esselunga, Alcoa, Sanprecario, NoTem, centri sociali, comitati No Debito, comitati di lotta per la casa, disobbedienti, Atenei in Rivolta, Rivolta il debito, collettivi Lgbt e così via.
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Scritto da Simonetta Zandiri
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Mercoledì 16 Maggio 2012 11:43 |
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LA TrenA ad Alta velocità per la Cancellieri è la MADRE di tutte le preoccupazioni. Per Esposito, con la benedizione di Saitta, Bersani e gran parte di PD-PDL-Lega, la TrenA ad Alta velocità è tutta spiegata in un libro che FINALMENTE racconta perché si deve fare. Pare infatti che gli italiani non riescano a trovare ragioni per fare questa TrenA, mentre ne hanno trovate fin troppe per non farlA. Una cosa è certa: se qualcosa non va in questo paese bisogna sempre metterla al femminile, e così si trasforma il treno in una TrenA e la si rende MADRE di tutte le preoccupazioni. Invece no. E' un treno. E più che essere madre, o padre, è figlio di un disastro che hanno causato per lo più UOMINI al potere, perpetrando un sistematico FURTO (sostantivo maschile) di risorse, causando unA CRISI (sostantivo femminile) senza precedenti. Non c'è che una soluzione. Un altro sostantivo femminile. No, non è rivoluzione, non siamo pronti.... E' RINASCITA. Sostantivo femminile nella sua stessa essenza. Ma, mentre il libro del dis-onorevole Esposito è gratuito perché nessuno è disposto a pagare per capire le ragioni della TrenA ad Alta voracità, la rinascita ha un prezzo che dobbiamo essere disposti a pagare. Se non tutti, sicuramente in molti. "Nessun gruppo di dominatori nella storia ha mai abbandonato pacificamente il potere", ha detto oggi in tribunale uno degli imputati al processo per le nuove BR. Forse è così, ma vi sfido a dimostrarmi che chi ha sconfitto con la violenza il potere, poi è riuscito a mantenerlo pacificamente. Oppressi trasformati in oppressori, con colori e metodi diversi, cambiando tutto perché nulla cambi. E sarà così, ancora, fino a quando non saremo noi a cambiare.
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