utenti online

 29 visitatori e 1 utente online

Statistiche

Utenti : 5090
Contenuti : 2805
Link web : 1
Tot. visite contenuti : 1952004
Home L'opinione
OPINIONI
MANIFESTAZIONE15 OTTOBRE: UN'IMPOSTAZIONE POLITICA RINUNCIATARIA APRE IL VARCO A PRATICHE IMPOLITICHE E NICHILISTE PDF Stampa E-mail
Scritto da Comitato esecutivo del Partito Comunista dei Lavoratori   
Lunedì 17 Ottobre 2011 23:16

 

La manifestazione nazionale del 15 Ottobre a Roma ha visto una grande partecipazione di massa, una vasta presenza di giovani, un diffuso senso comune “anticapitalista”. Ma la sua dinamica è stata distorta da un impostazione politica sbagliata del coordinamento che ha promosso ed organizzato il corteo: un'impostazione che rinunciando ad indirizzare il movimento sul terreno del confronto politico col potere, ha finito con l'amplificare lo spazio di pratiche, impolitiche e nichiliste, avulse da una logica di massa.
LA RESPONSABILITA' DI UN'IMPOSTAZIONE POLITICA RINUNCIATARIA
Quando proponevamo una manifestazione indirizzata verso i palazzi del potere, rivendicavamo non solo il diritto a una pratica diffusa a livello internazionale, ed in particolare europeo; non solo un'iniziativa politica corrispondente alla particolare gravità della situazione italiana, alla natura particolarmente reazionaria del suo governo, alle responsabilità bipartisan nel sostegno alle banche da parte delle “opposizioni” parlamentari; ma anche perciò stesso un'iniziativa di massa capace di segnare politicamente il terreno centrale dello scontro, di unificare e tradurre su quel terreno la domanda diffusa di un corteo “radicale” e non convenzionale, di emarginare per questa via iniziative “fai da te” del tutto estranee allo sviluppo reale del movimento.
 
A Roma in scena i brutti,sporchi e cattivi,ma lo eravamo anche noi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Domenica 16 Ottobre 2011 01:19

Gli scontri di Roma  scandalizzano tutti,non manca chi si dichiara assai deluso dai ragazzacci poco inclini a farsi la passeggiata con le magliette di vendola,i cappellini di Di Pietro,i gagdet di rifondazione  o la bandierina del 5 stelle.Questo corteo ,peraltro numerosissimo , ne abbondava  . C'era aspettativa verso questo evento,peraltro esagerata , si pretendeva di portarsi a casa almeno un risultato,peccato per cucirselo addosso non bastino romantici slogan o poco carezzevoli inviti a cambiare mestiere rivolti al personaggio di turno.Nessun politico o confindustriale si e' mai preoccupato di un po' di folla nella sua citta',specialmente a Roma ,dove le ampie piazze offrono spazio per tutti e si sa sempre dove metterti.Non credo che cortei ricchi di maschere e gagdet,capelli colorati,pittoreschi personaggi o carri allegorici possano anche solo lontanamente impensierirli,sollevare dibattiti in parlamento,concretizzare realmente una qualsivoglia rivendicazione.Chi occupa i palazzi da decenni ne ha viste di sfilate,ha imparato a digerirle , se si sbilancia, lo fa per strumentalizzare l'occasione portata nel piatto.Ingenuo pensare un Berlusconi si dimetta,fincantieri corregga il tiro,le banche diventino oneste o Marchionne abbracci gli operai  . Lo dimostra la storia di questi ultimi 20anni,dove la falcidia dei diritti ,delle speranze , delle garanzie e' stata pressoche' costante nonostante il dissenso popolare. Si puo' negare tale evidenza? Direi sia alquanto difficile.In compenso e' facile trovare  chi vuole la  rivoluzione su misura ,quella del mago zurli',dove improvvisamente tutti i bei soggetti che hanno il pregio di governarci ,vengono a stringerti la mano,ti  danno una bella pacca sulla spalla  e lasciano il campo,giusto quello che hanno tenuto seminando scheletri nei vari armadi per decenni  , naturalmente senza colpo ferire,giusto uno schiocco  alla fonzie .

 
Senza stato nazionale crolla tutto l'edificio sociale PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano moracchi   
Venerdì 07 Ottobre 2011 19:29

Il crollo della palazzina a Barletta, con il suo carico tragico di morte, ha tolto il coperchio dell'ipocrisia che ancora circonda i sostenitori della “decrescita felice” e il “conflitto capitale/lavoro”, oltre ovviamente a quanti si possono permettere la costosa “alternativa ambientalista”.
L'unica felicità finora riscontrata, grazie alla nostra progressiva perdita di crescita, è quella dei finanzieri americani seduti nelle commissioni di controllo dell'Unione Europea, anche se non ancora soddisfatti perché vorrebbero appropriarsi anche dei beni individuali della nostra popolazione. Insomma, non sono contenti fino a quando non ci hanno spolpato del tutto. 
Siccome abbiamo dei politici che fanno a gara nel rivendicare l'attuazione delle direttive di Draghi, si può ben comprendere quale sarà l'esito finale.
Fuori da questa compagine parlamentare le cose non vanno meglio.
I fautori del conflitto capitale/lavoro, cioè coloro che hanno scelto la strada sindacale della rivendicazione operaia invece di quella politica, si sono trovati nella penosa condizione di rivendicare le stesse posizioni della Confindustria e dei baroni finanziari con l'hobby per la politica, da Profumo a Passera.

 
IL “MESTIERE” DELLA POLITICA. UNA MALATTIA GERIATRICA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Nadia Butini   
Sabato 01 Ottobre 2011 17:16


Non c’è oggi, in Italia, mestiere più remunerato e più generoso di opportunità, sia economiche che di potere. Un mestiere che non richiede più neppure particolari competenze o capacità, se non, al massimo, un generico e non meglio identificato “carisma”. Un mestiere per il quale spesso basta possedere l’abilità di promettere la luna facendo credere che sia a portata di mano, come ironizza l’Ariosto in una delle favole delle sue “Satire”. Perché in Italia il politico è un professionista, inamovibile e di un genere tutto particolare: non gli si chiede né di aver esercitato il mestiere, né di avere acquisito particolari competenze. Anzi! Il qualunquismo diffuso vuole politici non politici, senza pensare che chiunque faccia politica “diventa” automaticamente un politico! Strano strabismo, che ci ha portato ad avere una classe dirigente nel tempo sempre più deteriorata, che fa inveire contro la “casta”, ma al tempo stesso spinge a votare il peggio a patto che sia antipolitico e nuovo. Dietro a tutto questo c’è un lungo percorso, ma soprattutto, come ha evidenziato in un suo bel saggio lo storico Guido Crainz, una radicale incapacità della politica italiana di rispondere alle domande di cambiamento venute dalla società stessa.

 
Stelle cadenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Pastura   
Sabato 01 Ottobre 2011 02:39

Liang Wengen.jpgMolti soloni si sforzano e pervicacemente ripropongono, da queste tribune mediatiche, enfatici articoli per dimostrare che la Cina si serve del capitalismo per creare le condizioni del socialismo moderno.

I comunisti cinesi aprono il Comitato centrale del partito all'uomo più ricco del Paese, Liang Wengen. Questa è la notizia di qualche giorno fa che, volenti o nolenti, dovrebbe portare a riflessioni non banali nel gotha dell'italica intellighenzia.

Fan Jinggang, fondatore del gruppo di estrema sinistra «Utopia», non ha dubbi:l'ingresso di Liang nel comitato centrale «significa che il capitalismo privato sta penetrando nelle stanze del potere del nostro Paese socialista».

Questa metastasi appare, invece, a noi decisamente consequenziale con le scelte discutibili dell'ala deng xiapista, sin dalla morte del grande timoniere.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 4 di 37