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cos'e' la Destra cosa la sinistra...ma c'e' differenza oggi in Italia? PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Moracchi   
Sabato 28 Maggio 2011 16:11

Stefano MoracchiQuando si dice che la destra e la sinistra sono identiche si sta dicendo una cosa giusta e al tempo stesso una fesseria. Così come quando si parla di superamento dei concetti stessi.Si dice una cosa giusta nel momento stesso in cui si inquadra il concetto, ad esempio di sinistra, all'interno delle dinamiche dei rapporti sociali di produzione.
Se la sinistra rimane immobile, oppure contribuisce nel sostenere un certo modo di produzione che contempla l'azzeramento dello stato sociale, l'avanzamento dell'imperialismo Usa attraverso le “guerre umanitarie”, se appoggia la candidatura di Draghi, se sostiene il FMI, la Banca Mondiale, la Confindustria, il sindacato di regime, se non intende annullare i contratti di precarietà, essendo stata essa stessa la prima ad introdurli, non è solamente lecito mettere in discussione l'attribuzione del concetto di sinistra ad un soggetto politico che lo sta usurpando, ma è un dovere politico....continua


L'obiezione comune, a questo tipo di impostazione, è quella di lasciare avanzare la destra che, comunque sia, porterebbe avanti una politica di massacro sociale.
Siccome l'obiezione non è peregrina e neppure infondata, cerchiamo di approfondirla.
Per farlo bisogna prima di tutto guardare a sinistra della sinistra, cioè a quei soggetti politici nati con l'obiettivo di correggere la deriva liberista della sinistra nata dalle ceneri del crollo sovietico.
Partiamo dal ventennio berlusconiano. In questi venti anni, i soggetti a sinistra della sinistra, sono riusciti a spostare l'asse politico sul quale si regge il confronto determinante tra sinistra e destra?
Evidentemente no. Ma non basta prendere atto del fallimento, bisogna pure spiegarne le dinamiche.
Per farlo dobbiamo partire necessariamente dalla domanda fondamentale: a quale formazione sociale si riferiscono (o riferivano) i soggetti a sinistra della sinistra? In parole povere, quale era il soggetto politico (classe) di riferimento?
Bene, il problema e la sua soluzione sono nella domanda e nella risposta.
Non c'era. Non era stato individuato. Non solo, ma non poteva essere individuato in quanto la teoria di riferimento del soggetto politico, all'epoca Rifondazione, era completamente inesistente. Perché? Perché il soggetto politico nato dalla chiusura definitiva del P.C.I ereditava qualcosa che già era finito da anni, se mai era iniziato. Vogliamo dire che Rifondazione aveva semplicemente ereditato un trasformismo, niente di più.
Il soggetto politico di riferimento (classe) era patrimonio comune sia di Rifondazione che del Pds. La differenza tra i due soggetti era semplicemente formale. L'eredità raccolta da Rifondazione era semplicemente una pratica che si reggeva su una teoria abbandonata nel tempo.
Chiaramente, prima che l'elettorato se ne accorgesse, ci vollero parecchi anni (come sempre, quando è troppo tardi), ma alla fine fu del tutto evidente.
Siamo arrivati ai nostri giorni. Stesso gioco e stesso fallimento. Rifondazione è diventata “governista” urlano e scalciano alcuni personaggi. Dalle parti del Pdci stesso copione: Diliberto si è venduto alla massoneria urla qualcuno come un ossesso.
Non essendoci stato sforzo d'analisi, visione filosofico-politica che potesse dare una prospettiva, cioè un “fondamento” al soggetto politico all'epoca della chiusura del P.C.I, ancor meno ve ne fu con “le scissioni” di Rifondazione. Quella del Pdci, essendo del tutto patologica, non ci sentiamo di inserirla come scissione (comunque contempliamola qualora vi fosse qualcuno interessato).
Siamo partiti dal problema fondamentale individuato nella completa assenza teorica che potesse portare ad una rappresentanza diversa da quella espressa dalla sinistra di sistema, e da qui dobbiamo ripartire per comprendere il totale fallimento dello spostamento dell'asse politico sul quale si regge la finta contrapposizione tra destra e sinistra, per capire, o per cercare di capire che non significa abbandonare le categorie, ma darle il significato che gli spetta.
Spostare l'asse politico sul quale la sinistra si è assestata sicuramente non è un compito semplice, ma è il compito principale quando si mette in piedi un partito politico (fondamentale se gli si vuole conferire il nome di “comunista”). Un compito che andrebbe svolto ancor prima di fondare un partito, ma volendo essere generosi, almeno in corso d'opera.
Spostare l'asse politico significa, quindi, principalmente denunciare la finta rappresentazione dello scontro lavoro/capitale che si gioca tutto attraverso le sentinelle della società civile attorno alla classe per se (sindacati di regime e sinistra), prendendo seriamente in considerazione la formazione sociale che è sorta e sta sorgendo dal nuovo modo di produzione messo in atto dall'imperialismo dominate (Usa).
Invece, non avendo approfondito a livello teorico il lascito che il marxismo (o meglio i vari marxismi) aveva consegnato al XX° secolo, nel XXI° si è pensato bene di farne una questione tra partiti “governisti” e di classe (senza esprimere una classe diversa, nella pratica, da quella della sinistra).
Siccome, poi, la capacità di “mobilitazione” nelle piazze rimaneva comunque monopolio dei sindacati, le espressioni di sinistra della sinistra finivano per camminare a braccetto con la stessa sinistra. Stessa formazione sociale per diverse espressioni politiche. 
Cosa dobbiamo trarne, a livello di analisi, da queste considerazioni? 
Che non vi può essere nessun cambiamento possibile dell'asse politico senza mettere in discussione la formazione sociale di riferimento comune alla destra come alla sinistra. Mettere in discussione quella formazione sociale significa mettere in discussione il sistema partorito da un certo modo di produzione capitalistico progettato e imposto agli stati fantoccio dalla superpotenza di turno.
Essendo state, queste formazioni politiche a sinistra della sinistra, completamente all'interno degli schemi di sistema, cioè avendo pensato bene di non suscitare nessun “trauma” al popolo della sinistra, cioè perseguendo una politica tutta interna al “politicamente corretto”, non solo hanno fallito nel progetto, ma alla fine è venuta alla luce tutta la loro inconsistenza propriamente “politica”.
Il danno non è tanto per il fatto che siano stati percepiti per quello che sono sempre stati (questo è un bene), ma per aver disilluso (e non ce n'era veramente bisogno) ancora una volta tutti coloro che avevano comunque scelto per un cambiamento possibile.
Recuperare la stima, la fiducia e la buona fede di migliaia di persone, in questo momento di transizione avvenuta, ma ancora di assestamento, per noi è impossibile.
Non ci sentiamo di condannare nessuno di coloro che vedono in Pisapia, o altri personaggi della sinistra, il cambiamento che sinceramente auspicano, perché non si può attribuire loro una colpa che non hanno (credere in qualcosa), quando hanno trovato davanti a sé soltanto brutte copie dell'esistente, oltretutto pure incompetenti.
Buona fortuna!

.fonte  Stefano Moracchi da http://attuazionista.blogspot.com

 

Commenti  

 
+2 #1 2011-05-28 22:18
destra e sinistra concretamente sono sempre state le due braccia della stessa testa. La borghesia.
Quanto all'imperialismo Usa e le "guerre umanitarie", quella condotta in libia è in mano all'imperialismo europeo, che in quanto a fame di espansione non è da meno di quello Usa. Se pare più morbido è perché meno armato, ma la corsa al riarmo è in atto. Si presenterà sull scena internazionale alla pari del concorrente/alleato Usa.
Vale ancora una volta la parola d'ordine : -il nemico è in casa nostra -.
La sinistra pacifica della guerra del golfo, le bandiere arcobaleno le ha ritirate. Ora appoggia la guerra libica, come guerra giusta.
Per un comunista non esistono guerre giuste o sbagliate, ma solo guerre.
L'attuale posizione della sinistra dimostra appunto che è una delle mani della stessa testa, quando oggi ha sostituito la destra .interventista in irak.
Niente di più illusorio è sostenere che esista una politica borghese buona o cattiva, esiste una sola politica, quella che difende gli interessi generali della classe dominante. Le due braccia si alternano al servizio della classe d'appartenenza.
Saluti.
Luc.
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