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| Il PSI e la strada per Fiuggi |
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| Scritto da Mario Michele Pascale |
| Giovedì 10 Novembre 2011 12:03 |
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Il Partito Socialista Italiano non trova pace.Eppure è un partito storico, che rappresenta più di un secolo di vita politica italiana. E’ sopravvissuto a due guerre mondiali, ad innumerevoli scissioni, ai fatti di Budapest e Praga, al muro di Berlino e a tangentopoli, tanto per dirne qualcuna, ma oggi è alla ricerca di una identità condivisa e di una collocazione politica stabile.
Cosa vuol dire essere socialisti?
Il partito è diviso tra chi continua a vedere in Bettino Craxi un faro che illumina la strada del presente, chi cerca una via d’uscita moderata, ispirata si ai principi del socialismo ma pragmaticamente pronta ad ogni dialettica e chi si pone problemi di maggiore respiro ed ha posizioni integralmente ed esclusivamente di sinistra.
Non si tratta di “correnti” legate a singole persone, ma di aree politiche che hanno precise radici storiche ed ideologiche.
Su questo scenario, già di per se di difficile gestione, incombe il ritorno di coloro i quali, pur mantenendo un’adesione “intima” ai valori del socialismo, si sono allontanati dal partito ed hanno sostenuto Silvio Berlusconi.La matassa è intricata e l’unica soluzione possibile sarebbe quella di avviare un confronto tra le idee per individuare convergenze e divergenze. Una unità è possibile a partire dai valori ideali del socialismo, semplici e chiari pilastri all’interno dei quali molti, non solo gli attuali iscritti, potrebbero trovare una casa.
A Fiuggi, il 2, 3 e 4 dicembre è previsto un congresso programmatico del partito, che, però, è al centro di molte polemiche, tant’è che alcuni lo hanno definito “Il congresso delle idee … di Nencini”.
Questo perchè le regole congressuali impediscono di votare documenti diversi da quello della segreteria, prevedendo la presentazione documenti “integrativi”, ma solo di carattere settoriale. Questi documenti, come recitano le norme, “non sono posti in votazione in alcuna sede e non determinano delegati al livello congressuale superiore.”
In pratica conversazioni tra amici senza alcun valore politico.
Molti iscritti, attraverso una lettera che ha raccolto un gran numero di adesioni, hanno chiesto di rivedere le norme congressuali, ritenute lesive sia della democrazia interna, perché oscurano ogni forma di dissenso, sia dello statuto del partito.
In effetti, ragionando con il senno di poi, le norme appaiono un grande pasticcio ed un errore politico.
Possiamo anche essere d’accordo sul fatto che il PSI debba sopravvivere e per farlo sia obbligato ad incunearsi laddove vi siano maggiori garanzie; va da se che che per fare ciò bisogna essere compatti. Ma questo dovrebbe essere un processo condiviso, chiaro, lineare, su cui costruire un consenso diffuso e ben più che maggioritario, di fronte alla cui cogenza e necessità ben pochi potrebbero dire di no.
Scomodando Thomas Hobbes possiamo dire che il Leviatano esiste per garantire i sudditi.
Lo scopo del patto è quello di delegare ad una autorità superiore le prerogative naturali degli uomini ai fini della sopravvivenza. In pratica la guida comune non è tale per diritto “divino” ma su espressa volontà di chi detiene e cede i propri poteri; i futuri sudditi decidono quali poteri alienare. Partendo da questo presupposto le norme congressuali sembrano una forzatura: per agire correttamente il segretario (il Leviatano) doveva presentarsi di fronte all’assemblea degli iscritti e chiedere un preciso mandato che, prendendo atto dell’emergenza in cui versa il partito, gli avrebbe concesso poteri emergenziali, tra i quali anche quelli di mettere in secondo piano, temporaneamente, il dissenso ai fini della sopravvivenza del partito medesimo.
Così non è stato. Si è scelta, magari con ottime intenzioni, guardando alla sola finalità, una strada particolarmente impropria, tortuosa e contraddittoria.
Il risultato è stato una reazione di indignazione diffusa di fronte a quello che è stato vissuto, giustamente, dal punto di vista della filosofia politica e del diritto, come un sopruso.
Ma non è tardi per invertire la rotta.
Nel prossimo futuro la “questione socialista” si porrà con sempre maggiore evidenza; c’è oggi più che mai bisogno, in Italia, di una forza che sia senza se e senza ma “socialista”; un partito che non sia inquinato dal cattocomunismo. Una forza che sappia riappropriarsi della sua naturale collocazione a sinistra e che si ponga, negli atti, al di là del Partito Democratico, dialogando con tutti per il bene del paese ma mantenendo ferma la propria identità, collocazione ed indipendenza.
Questa forza si basa sugli iscritti e sui simpatizzanti, uomini e donne che ogni giorno cercano di mantenere alti i valori del socialismo.
La sopravvivenza ed il potenziamento di questa rete dovrebbe essere l’obiettivo dei dirigenti.
Per ciò che riguarda l’assise di Fiuggi oltre al documento della segreteria vi sono 4 documenti “integrativi”. Il documento ufficiale, pur essendo condivisibile sia nel quadro generale che nelle proposte, appare un palliativo rispetto ai mali che ci affliggono. I testi alternativi, ottimi sia dal punto di vista dell’analisi che della sintesi, offrono un materiale più che valido per migliorare la proposta della segreteria. I documenti non appaiono in netta contrapposizione tra di loro, ma sono, con un po’ di sano lavoro e di buona volontà, integrabili.
I testi “alternativi” andrebbero sussunti e dialettizzati con quello “ufficiale”, che non andrebbe più inteso come articolo di fede, bensì come “materiale a disposizione”.
Quello di cui i socialisti non hanno bisogno è di essere privati della libertà e della democrazia interna. Il PSI ha bisogno, invece, di incontrarsi, discutere, confrontarsi, dissanguarsi se necessario ma ricomporsi in una sintesi comune.
Se si farà questo gli ideali e la pratica politica socialiste risorgeranno.
Il congresso di Fiuggi ha due opzioni di fronte a se.
Essere classificato come l’assise “delle idee di Nencini” o passare alla storia come il congresso che è stato l’avvio dell’inversione di rotta e della rinascita democratica e politica del partito.
Il mio augurio è che si scelga la seconda strada, per quanto laboriosa essa possa essere.
Mario Michele Pascale
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Il Partito Socialista Italiano non trova pace.