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Le ultime posizioni politiche del compagno Rizzo qualche ombra a mio parere la gettano quantomeno nei meriti della classe dirigente, che si definisce radicale e comunista, ma nelle concretezze dell'analisi distante dalla comprensione delle dinamiche di economia politica, che pure, per un marxista dovrebbero essere acquisite. Supponiamo per un secondo solo di spostarci nella dimensione dell'ex parlamentare e parlamentare europeo rizzo (con prebende e pensioni parlamentari al seguito). L'Italia esce dall'Europa, questo significa ritorno a una moneta nazionale, per esempio ritorno alla lira. La prima domanda è: per quale motivo l'Europa dovrebbe continuare ad acquistare i nostri titoli? Conseguenza diretta sarebba il pagamento degli interessi economici sulle transazioni finanziari attive, e quindi un aumento matematico del debito, la necessità conseguente, da parte dello Stato, di mettere in circolo nuova carta moneta e un innalzamento esponenziale dell'inflazione. L'innalzamento dell'inflazione determinerebbe l'acuirsi del potere reale d'acquisto dei salarati con conseguente aumento della speculazione fondiaria e patrimoniale da parte dei ceti abbienti, dei latifondisti, dei palazzinari, ecc.
Un ulteriore conseguenza sarebbe che le delibere europee, che politicamente ci costringono ad una serie di adeguamenti normativi, alcuni di essi molto fruttuosi, in riferimento alle politiche energetiche, o alla sicurezza degli ambienti di lavoro, per citarne alcune, cesserebbero e l'Italia tornerebbe nella palude legislativa del periodo democristiano di prima repubblica, al centro di nuovi interessi corporativi e mafiosi. Il crollo del potere d'acquisto genera una spirale che si autolimenta di dimunizione nell'erogazione del credito degli istituti preposti, con conseguente azzeramento delle iniziative industriali, soprattutto nel settore delle piccole e medie imprese. Dimunizione dei servizi che oggi riteniamo assodati come la distribuzione alimentare per citarne uno, dimunizione delle importazioni dei semilavorati e quindi innalzamento medio dei prezzi. Infine data la scarsità assoluta di materie prime, sul nostro territorio nazionale, saremmo costretti a comprare meno energia e a costi più elevati, si dovrebbero bloccare gli investimenti infrastrutturali (sostenuti in parte da investimenti europei). L'Italia diventerebbe, in sintesi, un paese più povero con una maggiore forchetta tra le classi padronali e benestanti e quei settori che rizzi vuole difendere (sarebbe opportuno dire vorrebbe difendere). Un paese ancora più ricattabile e al soldo della speculazione centuplicata rispetto a quello che oggi purtroppo agisce.
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