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Home L'opinione Elenco articoli L'opinione Forconi si,forconi no ,ma quanto veleno dagli altri italiani
Forconi si,forconi no ,ma quanto veleno dagli altri italiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Domenica 22 Gennaio 2012 14:40

Apro con le parole di una donna siciliana ,Angela Rizzo ,che stimo e che dubito proprio qualcuno gli possa addebitare di essere fascista o strumentale verso poteri e opportunismi,direi condensino e sintetizzino con efficacia la situazione.
"Ai siciliani non manca il coraggio e lo hanno sempre dimostrato. Ai siciliani manca l'appoggio di tutti gli italiani. Ed e' stato ampiamente dimostrato in questi giorni. In questi giorni ho visto la rabbia dei pescatori, l'amarezza degli agricoltori, la disperazione dei precari, la tristezza degli studenti, l'avvilimento dei disoccupati ecc. MENTRE GLI ITALIANI hanno visto solo MAFIA."
Parole dure indubbiamente ma a cui non si puo' negare accesso veritiero e frontalmente disarmante sul decorso attuale degli eventi.Iniziamo col dire che il movimento dei forconi non e' ne' finito ne' soddisfatto nelle sue richieste,si sta confrontando all'esterno con le istituzioni come all'interno in una serie di confronti e ci mancherebbe altro che mancassero.
Sarebbe un po' utopistico pretendere che diversi soggetti impegnati su un fronte ,con un loro bagaglio di esperienze e percorsi personali assai disomogenei  si trovassero pienamente concordi su tutte le idee e direzioni.Non e' un male che ci si confronti.Sempre lo si faccia seguendo spazi  di interessi comuni,magari difendendo con passione le posizioni.


Si e' visto un po' di tutto sul fronte della rivolta siciliana,il problema verte su quello che  hanno visto e percepito gli italiani . C'e' stata una semina di veleno senza precedenti,neanche al buon grillo hanno riservato tanta abbondanza,in compenso poca presenza mediatica ufficiale e tanta guerra sul nuovo fronte della costruzione dell'opinione , ormai diretto in larga parte sulla rete.Il bello e' che questa guerra l'hanno condotta spesso soggetti che non hanno nulla da guadagnare in qualsiasi senso la si voglia guardare e che non hanno alcun ruolo effettivo se non dentro l'esercizio dialettico delle loro vanita' .
Non voglio cadere nella pretestuosita' di dare un identita' politica al movimento,in parte non mi interessa nemmeno,indubbiamente si sono levate al vento presupponenti e in larga parte screditate messe all'indice come fascisti,mafiosi,opportunisti,berlusconiani e cosi' via, esperienza insegna che quando categorizzi di fretta senza andare oltre la buccia,di solito o sei un analista della domenica  o difendi i tuoi opportunismi che ne sono in antagonismo o ti schieri a priori perche' ormai sei dipendente dalle polarizzazioni alla ultra'.
Una bella analisa schietta e fuori dai percorsi pregiudiziali e spettegolanti  l'hanno fatta invece i compagni di infoaut,di cui riporto a fine intervento l'articolo consigliando vivamente di leggerlo.Il punto non verte come dicevo sulla dimensione politica degli avvenimenti,quanto su quella schiettamente rivendicativa quali questa piattaforma popolare si esprime in modo tutt'altro che confuso.
Tra percorso rivendicativo di diritti essenziali  e quello di orientamento dell'idea ,c'e' di mezzo un fronte che se non e' unitario nel suo proposito trascendendo lo schieramento,altro non ottiene che etichettare qualcosa che etichettabile non e',visto che esistono dimensioni imprescindibili e percorsi responsabili sulla via dei diritti dell'uomo che hanno dignita' e sono comuni a qualsiasi piattaforma voglia esprimersi.
Come dire la politica e' un esercizio,la rivendicazione una necessita' su cui l'esercizio si sostenga nel seguire percorsi sostenibili ed equi.
Vederci in mezzo addirittura matrice mafiosa,non solo non dimostrata ma anche ritrattata dalla stessa fonte cioe' il confindustriale Lo bello ,ammetto che  e' fantasioso,anzi diciamo meglio tipico delle pregiudiziali del nord,che vogliono in sicilia non si muova foglia che mafia non voglia.
Diciamo invece su un fronte allargato e partigiano nella sua proposizione,indubbiamente ti trovi il buono come il cattivo,l'idealista come l'opportunista,l'impegnato come il menefreghista a farsi una vasca in compagnia.Di certo c'e' che l'accoltellato su cui hanno viaggiato di fantasia L'alfano come i giornalisti,non era un soggetto esterno ma un membro dei forconi,il che potrebbe far pensare che magari a qualcuno non sono graditi,non il contrario.
Ho gia' avuto modo di ribadirlo,aldifuori di qualsivoglia ipotesi,illazione,speculazione o idea,questa movimentazione getta un seme importante,apre un fronte sulle rivendicazioni a oltranza,che di sicuro non sono la soluzione che si vorrebe auspicare ma e' l'unica capace di generare pressione sufficiente per concertare sui diritti.


INFOAUT:
Perchè non ci spaventano i forcon
i

I cinque giorni di blocchi annunciati dal movimento dei forconi sono finiti. Ma la lotta contro la crisi e i ricatti del debito sembra ormai aver raggiunto gli animi di chi abita le terre siciliane e ampie parti del movimento hanno annunciato di voler proseguire ad oltranza.

Oggi un grande corteo di oltre mille studenti ha siglato a Palermo la vicinanza e la complicità del tessuto metropolitano alla lotta e alle rivendicazioni di chi, con i blocchi di tutta la settimana, ha provocato tanti disagi: dalla penuria di benzina a quella degli alimentari a breve conservazione ai disagi alla mobilità. E questo nonostante i tentativi, cresciuti esponenzialmente man mano proseguiva la protesta e la durezza delle pratiche, di criminalizzare il movimento da parte dei media e di molti intellettuali ed opinionisti.

I punti attaccati da questi politicanti sono stati diversi ma riconducibili sotto tre semplicistiche etichettature da appioppare ai manifestanti: mafiosifascisti e strumentalizzati (da Lombardo e Miccichè).

A ben vedere tutte critiche provenienti da chi, a soli cinque giorni di mobilitazione, è già tagliato fuori da ogni possibilità di recuperare le forze in campo (Confindustria, il partito di Repubblica & co.), o da chi, più semplicemente, analizza il reale completamente al di fuori da ogni materialismo e si aspetta un tessuto in agitazione pronto per l'uso, pulito e scevro da interferenze esterne.

La protesta popolare che si è diffusa in Sicilia, come tutte le proteste di questo tipo, è complessa, di massa e contraddittoria, ma di sicuro parla il linguaggio della lotta contro la globalizzazione, contro equitalia e lo strozzinaggio legalizzato che mette sotto ricatto larghe fasce della società siciliana, contro la casta politica di destra e di sinistra che sta mettendo in ginocchio i lavoratori e le loro famiglie, contro l'aumento dei prezzi della benzina e il carovita in generale. E a questa analisi che ha individuato i giusti nemici il movimento dei forconi fino ad ora ha affiancato la giusta pratica della lotta. Blocchi stradali, fermo di tutti i tir che entrano ed escono dalla città, e momenti di propaganda contro i governi regionale e nazionale.

Per avere delle risposte chiare alle critiche addotte al movimento circa le strumentalizzazioni da parte di forze politiche reazionarie ci è bastato mescolarci con chi, a Palermo, ha portato avanti i blocchi e le manifestazioni, ci è bastato ascoltare in prima persona le voci dirette o amplificate dai megafoni e leggere le parole urlate sui cartelli e i volantini: può anche darsi che qualcuno abbia (o più plausibilmente abbia avuto) mire su questa mobilitazione, ma chi scende in piazza dimostra quotidianamente di non aver alcuna fiducia in nessun politico o politicante, che sia di destra o di sinistra, dell'Mpa o di Forza del Sud. Ma d'altronde, anche se il tutto fosse partito sotto la spinta di qualche Miccichè di turno, quello che appare è che la sua scintilla ha divampato un incendio che non è più in grado di controllare (e lo dimostrano gli incontri con Lombardo tutti ad esito negativo).

Per quanto riguarda le paure fasciste dentro il movimento nessuna parola ci sembra più adeguata che quelle usate dal comunicato di Anomalia e VikLab: “crediamo sia biologico, nelle origini di questi movimenti, che venga ricercato supporto in chiunque lo conceda; non è forse più significativa la colpa di chi (...) rimanendo distante dalla materialità dei rapporti sociali, lascia spazio di agibilità a costoro che, ovviamente (e dove sta la novità?), cercano di agire questo spazio attraverso il loro sporco populismo? Non è forse il solito esercizio retorico di "sinistre da salotto" in attesa di momenti messianici già pronti e confezionati e mai pronta a "sporcarsi le mani" in dinamiche che vanno irradiate di contenuti, non certo tenute a distanza”.

Per le accusa riguardo le infiltrazioni mafiose ci sembra invece di poter fare un parallelo tra quella che è la criminalizzazione più classica a livello di mobilitazioni nazionali, i black-bloc, e questa che è la più classica per le mobilitazioni da Napoli in giù: impossibile non pensare alle accuse identiche mosse a chi in Campania lottava per non vedere costruito un inceneritore dietro casa (ma di esempi potrebbero farsene tanti altri). La procedura è sempre la stessa: prendi il mostro cattivo (che sia germanofono, nero e col passamontagna, o terrone, basso e con la coppola poco importa), fotografalo tra i manifestanti e dissemina la paura. Non sembra neanche il caso, dunque, di sprecare energie per parlare di questioni del genere.

Quello che sembra centrale è invece che a partire da quella che doveva essere una rivendicazione quasi corporativista di un paio di categorie, stia divampando una protesta realmente estesa e di popolo. Si diceva all'inizio che, come è ovvio che sia a dispetto di quanto si augurano intellettualoidi e politicanti radical-chic, una situazione del genere sia complessa e contraddittoria, ma criminalizzarla sin da principio è un doppio errore.

Intanto perché le contraddizioni in questo modo vengono risolte con la facile assimilazione del movimento da parte di chi offre sponde politiche. In secondo luogo perché non permette di cogliere i reali motivi per cui una massa così numerosa di persone stia scendendo in piazza per urlare la propria rabbia contro un sistema economico ingiusto ed uno politico sordo ai propri bisogni.

Siamo di fronte, senza voler fare facili parallelismi o semplificazioni fuorvianti, a quella stessa eccedenza che da Madrid a New York ha riempito le strade e le piazze per rivendicare un'esistenza più dignitosa e una vita più felice contro il sistema economico-finanziario globale e contro quelli politici-istituzionali che lo innervano, siamo di fronte a quella rabbia che a poche miglia di mare ha provocato la caduta di regimi ventennali...eppure la solidarietà e la simpatia che quegli stessi opinionisti muovevano verso movimenti così ampi ed eterogenei pare perdersi adesso nella paura di doversi confrontare e scontrare con un fascista o un padroncino, o in quella di avere un movimento reale giusto a casa propria.

A noi pare di dover salutare con entusiasmo questo movimento siciliano e di augurargli una lunga vita e una rapida espansione.

 

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