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Home L'opinione Elenco articoli L'opinione Tutti schiavi del Dio Denaro, rimpiango l’odio di classe
Tutti schiavi del Dio Denaro, rimpiango l’odio di classe PDF Stampa E-mail
Scritto da Goffredo Fofi   
Lunedì 15 Febbraio 2010 21:59

Sono stato tentato di intitolare questo sfogo Odio di classe. Lo confesso senza troppa vergogna. L’odio è, sì, un sentimento umano, come lo sono la sete di potere e la vendetta, l’avidità e perfino il sadismo. Chi si fa ancora delle illusioni sull’innata bontà del genere umano? Chi può ancora dirsi fiducioso a oltranza nelle potenzialità positive dell’uomo? Esse ci sono e sono tante, ma in certe epoche sono soffocate da quelle negative, preponderanti, e la nostra è una di quelle epoche, con la differenza non piccola che le potenzialità negative, adeguatamente amministrate da chi possiede e comanda, possono portare alla rovina l’intero pianeta.

Non è difficile diventare, con l’età, dei misantropi, e arrivare fino all’odio per l’intero genere umano, o una sua parte più minacciosa di altre, ma Goffredo Fofiquesto non è un sentimento che non mi appartiene, e sono anzi convinto che non dovrebbe appartenere a nessuno. Nella mia vita so di non aver mai odiato nessuno, però disprezzato sì, e disprezzato tanti, e ieri come oggi e oggi più di ieri. Può capitare a volte di esagerare e prendersela con chi non se lo merita così tanto, e allora, se me ne rendo conto, me ne dispiaccio e cerco di rimediare, perché neanche il disprezzo è un bel sentimento. Ma se non di odio, almeno di «disprezzo di classe» dovrebbe essere lecito e onorevole poter parlare.

In vetta alla mia classifica dei disprezzabili ci sono coloro che si assumono responsabilità pubbliche o morali e pensano invece agli interessi propri e di gruppo – quasi tutti i politici, un vastissimo numero di «comunicatori», di educatori, e anche di preti – ma in testa all’elenco ci sono pur sempre i Ricchi......continua

Non credo che la sete di ricchezza sia la sola molla o la prima a guidare i comportamenti nefasti di chi ci governa, ci informa, ci ammaestra, ci fa la predica; credo che siano più importanti per loro il gusto del potere e la vanità, cioè il bisogno di sentirsi importanti. Ma in testa a tutto c’è purdenaro 3sempre il culto del Denaro, che giustamente per secoli è stato considerato come la causa principale dell’ingiustizia, dei mali dell’uomo.

 

Oggi le cose sono cambiate e il Denaro è venerato come non mai, pur essendo il Denaro la causa prima dei mali che affliggono tutti e che spingono il mondo alla rovina. Oggi il Denaro sono le Banche, la Finanza, i grandi funzionari del capitale, gli industriali, i dittatori, i super-detentori di super-azioni, gli alto-mafiosi, e i loro servi più utili. I meno vanitosi dei ricchi se ne stanno nell’ombra, ma molti di loro si danno in mostra a tutti da quando hanno capito che la Ricchezza, nel senso comune, non è più collegata all’idea del Male, e lo è anzi a quella del Bene.

Negli ultimi decenni, abbiamo assistito a un rovesciamento di valori impressionante: al posto del disprezzo per i ricchi – visti giustamente come sfruttatori del bene comune a scopi privati, come i nemici principali dei poveri e di tutti coloro che devono sfangare la vita e preoccuparsi del necessario per sé e per la famiglia – si è assistito a un vera e propria idolatria nei loro confronti. Viva i ricchi! hanno gridato le loro vittime, e continueranno a gridarlo finché il sistema della disparità sociale su cui quella ricchezza si basa non li colpirà ancora più duramente. E forse non denaro 2smetteranno di gridarlo neanche allora, se continueranno a cibarsi di televisione e pubblicità.

Gli statistici e gli economisti più onesti sanno bene che oggi, nel mondo, il dieci per cento della popolazione o poco più possiede e gestisce i tre quarti e più della ricchezza complessiva di un paese. E in Italia non siamo da meno, visto che lo Stato, in mano ai ricchi e ai loro ben compensati servitori, non ridistribuisce mai secondo bisogno, e chi ci rappresenta pensa a se stesso o al proprio clan ben più che alla collettività. Abbiamo super-ricchi che sarebbe saggio definire criminali, noti e nascosti, e altri di sfacciataggine assoluta.

Tra questi ultimi, per esempio, i grandi funzionari che dirigono imprese che dovrebbero essere al servizio della collettività, dai treni agli ospedali, eccetera. Essi sono particolarmente odiosi perché particolarmente ladri, a danno di noi tutti, e il loro reddito personale annuale è pari a quello di centinaia e forse migliaia di noi. E noi, invece di protestare e di ribellarci, ci comportiamo da anestetizzati, da addormentati da anni di medio benessere, complici e schiavi di un sistema iniquo. Questo può far rimpiangere gli anni in cui l’odio di classe era alla base di lotte di massa il cui obiettivo non erano i singoli membri di una classe ma la classe, quella borghesia ridotta oggi a una masnada oligarchica di super-ricchi nemici di ogni giustizia e, nella loro avidità, di ogni futuro.

(Goffredo Fofi, “Odio di classe e il Dio Denaro”, da “l’Unità” del 14 febbraio 2010, www.unita.it)

 

 

Commenti  

 
+1 #1 2011-01-16 18:44
Da utile mezzo il denaro è diventato fine, da servo si è fatto padrone, crediamo di maneggiarlo ed invece ci manipola, crediamo di usarlo ed invece ci usa, crediamo di muoverlo ed invece ci fa muovere, anzi trottare, crediamo di possederlo ed invece ci possiede. Inoltre, considerato globalmente, il denaro ha raggiunto un tale stratosferico volume e lo abbiamo caricato di tali aspettative che, prima o poi, gonfiato a dimensioni oniriche, imploderà con conseguenze devastante
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