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Vigili del fuoco denunciano regione Friuli contro irregolarita' Inceneritore PDF Stampa E-mail
Scritto da UIL VIGILI DEL FUOCO FRIULI VENEZIA GIULIA   
Sabato 22 Dicembre 2012 13:15

la UIL Vigili del Fuoco del Friuli Venezia Giulia presenta due esposti nei confronti della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Ministeri enti e strutture coinvolte nell’iter approvativo del rigassificatore di Trieste.

vigili del fuoco Trieste.jpgIn merito al caso del rigassificatore on shore che la ditta iberica Gas Natural vuole realizzare a Trieste, la Uil Vigili del Fuoco ha presentato un esposto/denuncia alla Procura della Repubblica per l’ipotesi di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico in relazione alla concessione dell’Autorizzazione ambientale integrata, rilasciata lo scorso 22 novembre dalla Regione.
Lo stesso sindacato ha inviato inoltre una comunicazione a una serie di soggetti interessati (magistratura, ma anche ministeri, Camera, Senato, presidenza della Regione, forze politiche, e gli stessi Vigili del Fuoco); rilevando come nell’iter autorizzativo dell’impianto si individuerebbero alcune gravi irregolarità procedurali, chiedendo l’azzeramento degli atti.
I responsabili (tra i quali ci sono gli stessi vertici locali dei Vigili del Fuoco) vengono diffidati, «agendo in auto tutela amministrativa, alla immediata revoca ed annullamento delle autorizzazioni rilasciate, contenendo i danni fin qui prodotti e rifacendo - come impongono tassativamente le normative europee - l’intera procedura delle autorizzazioni, garantendo la trasparenza degli atti e l’informazione alle popolazioni coinvolte».
In caso contrario, prosegue la nota, la Uil VVF «si vedrà costretta ad agire nelle sedi piú opportune a tutela dell’incolumità delle persone, del personale del corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, e del buon nome delle istituzioni della Repubblica Italiana».
Nei due documenti si sottolinea come siano stati “spacchettati” gli altri impianti necessari alla realizzazione del progettato rigassificatore (metanodotto e elettrodotto), in maniera da considerare i progetti in maniera disgiunta, minimizzandone gli effetti e i rischi, e rendendo più agevole l’autorizzazione, il tutto in spregio dell’interesse delle popolazioni locali e delle norme europee.

 
Bersani? Secondo Giannulli solo un cameriere dell'agenda Monti PDF Stampa E-mail
Scritto da LIBRE associazione di idee   
Martedì 18 Dicembre 2012 05:24

Bersani e MontiCaos pre-elettorale, tra i minuetti di Monti e le manfrine del Cavaliere? «Una cosa però la so con certezza: alle politiche non voterò per il Pd o per qualsiasi suo alleato», preannuncia l’analista Aldo Giannuli: «D’altra parte, se devo parlare con qualcuno, prendo in considerazione il padrone di casa, non la servitù». Voto utile? Significa scegliere il meno peggio. «Ma il punto è proprio questo: il Pd è davvero il male minore?». No di certo: è solo l’ultima versione della politica di destra, travestita da sinistra: e allora, protesta Giannuli, tanto vale che Bersani chieda il voto direttamente all’elettorato di destra. Il Pd ha definitivamente rinnegato ogni minima pulsione di sinistra: bocciarlo oggi, insieme a tutti i suoi alleati, per Giannuli è l’unica possibilità di far risorgere “qualcosa di sinistra” domani, quando l’Italia sarà sommersa dalle macerie sociali dell’agenda-Monti.

«A meno di un terremoto elettorale, magari ad opera della discesa di Monti, il Pd vincerà queste elezioni. E non sarà un bene», scrive Giannuli nel suo blog. «Bersani ha già detto che la sua linea sarà quella del rigore, indicata dell’agenda Monti e, di fronte alla minaccia di una lista capeggiata dal Professore, si è precipitato a rassicurare “i mercati” sull’affidabilità del centrosinistra sulla via delle “riforme” già abbozzate da questo governo».

 
Cremaschi durissimo sul decreto salva Ilva,un decreto Berlusconiano e una vergogna PDF Stampa E-mail
Scritto da .libera.tv   
Lunedì 03 Dicembre 2012 20:53

CremaschiSI E' SACRIFICATA LA SALUTE AL DIRITTO DI PROPRIETA' ! Giorgio Cremaschi della Rete 28 aprile critica pesantemente il decreto legge del Governo sull'ILVA e la posizione dei sindacati compresa la FIOM. " Un decreto berlusconiano che provocherà morti" che secondo Cremaschi poteva essere evitato attraverso la nazionalizzazione dell'azienda ed il risanamento immediato.

fonte http://www.libera.tv/videos/3890/ilva-il-decreto---la-posizione-di-cremaschi.html

 
Cio' che accade in argentina e le balle mediatiche alla Sallusti PDF Stampa E-mail
Scritto da DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI   
Lunedì 03 Dicembre 2012 09:52

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Libero pensiero

argentina debitoDue o tre cosette sull’Argentina e sui media italiani.Da qualche giorno circola in rete (e sulla stampa mainstream) una enorme eccitazione sull’Argentina e sul suo immediato destino economico. Andrà in default di nuovo? E’ vero che sta per saltare il sistema? Tutta questa improvvisa fibrillazione è relativa a un debito del governo argentino che si riferisce a eventi avvenuti nel 2003 dovuti alla denuncia di un fondo d’investimenti che non ha riconosciuto le modalità di restituzione argentine.Ma perché in Italia se la prendono tanto per un debito (minimo, davvero minimo, di cifra irrilevante) acceso da un lontano paese sudamericano, circa dieci anni fa? Una nazione che non fa parte dell’euro, i cui problemi non possono avere nessun impatto né tecnico né economico con la nostra situazione? A questo bisogna aggiungere l’enorme diffusione in Italia, sia sulla stampa ufficiale di regime che sui siti on line, delle notizie sulle manifestazioni popolari contro il governo in carica, descrivendo l’Argentina come un paese che sta di nuovo sull’orlo del collasso economico..

Chi segue questo blog ricorderà il post nel quale raccontavo una storia, che allora avevo definito “la guerra tra le due Cristine”, annunciando lo scontro di fine novembre che avrebbe raggiunto la sua punta massima a metà dicembre, visto che il Fondo Monetario Internazionale aveva dato al paese sudamericano la scadenza del 17 dicembre come ultima data per mettersi in linea con i parametri richiesti dai creditori istituzionali.E, negli ultimi giorni, così, all’improvviso, dovunque si è parlato dell’Argentina e diverse persone si sono rivolte a me chiedendo la mia opinione.Da cui il motivo di questo post.

 
Quando in nome della carriera la costituzione viene dimenticata PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Marco Comellini   
Sabato 01 Dicembre 2012 04:14

Bernardis«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni». Questa è la formula del giuramento solenne di ogni militare.

Deporre un dittatore e organizzare una guerra contro di lui è un “affare” sporco che va trattato con estrema delicatezza e agli occhi dell'opinione pubblica deve essere fatto usando ogni mezzo, anche quello apparentemente lecito dell'ONU. Gheddafi è morto e la Libia è dilaniata da guerre intestine tra gli “ex” che ambiscono al potere, agli affari.

Il 17 novembre 2011 il Ministro della difesa rispondendo ad alcune delle interrogazioni presentate dal radicale Maurizio Turco affermava che «La nostra azione militare in Libia, sin dal primo momento della crisi, non si discosta dal dettato della risoluzione 1973 in quanto è stata - e continua a essere - sempre indirizzata alla salvaguardia della vita della popolazione, un valore universalmente condiviso dalla comunità internazionale e da tutti gli italiani. I nostri assetti navali e aerei messi a disposizione nel quadro dell'operazione Unified Protector, sono stati impiegati - in un contesto di stretta cooperazione con alleati e partner NATO - in base a regole d'ingaggio concordate in ambito NATO e verso obiettivi militari. Confermo, ancora una volta, che l'impegno dell'Italia si è mantenuto entro i previsti parametri di attuazione nel rispetto del mandato di Unified Protector e delle pertinenti risoluzioni del consiglio di sicurezza dell'ONU».

Sono sempre stato convinto, assieme alla stragrande maggioranza degli italiani, che la partecipazione dell'Italia alla guerra libica contro Gheddafi sia stata una palese violazione dell'articolo 11 della Costituzione e proprio da questo giornale ho rivolto delle domande al Presidente Napolitano che, ovviamente, non si è mai degnato di dare risposte. Non che me le aspettassi, in fin dei conti io sono solo un cittadino di questa Repubblica e nella logica dei potenti evidentemente conto meno che nulla. Eppure, leggendo le notizie di queste ore posso affermare con soddisfazione che “avevo ragione”.

 
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