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notizie occultate
Quando in nome della carriera la costituzione viene dimenticata PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Marco Comellini   
Sabato 01 Dicembre 2012 04:14

Bernardis«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni». Questa è la formula del giuramento solenne di ogni militare.

Deporre un dittatore e organizzare una guerra contro di lui è un “affare” sporco che va trattato con estrema delicatezza e agli occhi dell'opinione pubblica deve essere fatto usando ogni mezzo, anche quello apparentemente lecito dell'ONU. Gheddafi è morto e la Libia è dilaniata da guerre intestine tra gli “ex” che ambiscono al potere, agli affari.

Il 17 novembre 2011 il Ministro della difesa rispondendo ad alcune delle interrogazioni presentate dal radicale Maurizio Turco affermava che «La nostra azione militare in Libia, sin dal primo momento della crisi, non si discosta dal dettato della risoluzione 1973 in quanto è stata - e continua a essere - sempre indirizzata alla salvaguardia della vita della popolazione, un valore universalmente condiviso dalla comunità internazionale e da tutti gli italiani. I nostri assetti navali e aerei messi a disposizione nel quadro dell'operazione Unified Protector, sono stati impiegati - in un contesto di stretta cooperazione con alleati e partner NATO - in base a regole d'ingaggio concordate in ambito NATO e verso obiettivi militari. Confermo, ancora una volta, che l'impegno dell'Italia si è mantenuto entro i previsti parametri di attuazione nel rispetto del mandato di Unified Protector e delle pertinenti risoluzioni del consiglio di sicurezza dell'ONU».

Sono sempre stato convinto, assieme alla stragrande maggioranza degli italiani, che la partecipazione dell'Italia alla guerra libica contro Gheddafi sia stata una palese violazione dell'articolo 11 della Costituzione e proprio da questo giornale ho rivolto delle domande al Presidente Napolitano che, ovviamente, non si è mai degnato di dare risposte. Non che me le aspettassi, in fin dei conti io sono solo un cittadino di questa Repubblica e nella logica dei potenti evidentemente conto meno che nulla. Eppure, leggendo le notizie di queste ore posso affermare con soddisfazione che “avevo ragione”.

 
Bersani, lo smacchiatore dell’Ilva: ora restituisca quei soldi PDF Stampa E-mail
Scritto da LIBRE associazione di idee   
Sabato 01 Dicembre 2012 03:37

Marco Travaglio

Dicono che torna la politica e si riprende la sua autonomia. Ma, a leggere le carte dell’inchiesta Ilva: autonomia, quale? Rispetto a cosa?, viene da domandarsi. Perché di autonomia ce n’era poca. Anzi, i politici – e anche i tecnici – sembravano un po’ succubi della grande impresa: anche di quella che, come abbiamo sentito, in 15 anni ha fatto tre miliardi di utili sull’acciaio, mentre a Taranto morivano 1.600 persone all’anno perché l’Ilva non bonificava gli impianti. Ora, il governo, d’accordo con Napolitano, fa il decreto per neutralizzare le ordinanze dei giudici, “quarto grado di giudizio”: se il giudice decide una cosa che non piace, invece di impugnarla davanti al Riesame o alla Cassazione, si va dal governo che fa un decreto e la cancella, e nessuno fiata – a parte Di Pietro, che ormai è considerato un appestato.

L’altra sera, da Fazio, Bersani ha detto che c’è uno scontro fra poteri – pm da una parte, azienda dall’altra – e governo “espropriato”, naturalmente. Insomma, una guerra per bande: così ce l’ha venduta. E i “giornaloni” hanno ripetuto che c’è un’azienda che dà lavoro – beneficamente, munificamente – a migliaia di persone, costretta a chiudere da magistrati “impazziti” che vogliono distruggere migliaia di famiglie e l’intero sistema industriale: le famose “toghe verdi”. Nessuno dice che i giudici indagano da sette anni, sull’Ilva, e per sette anni la politica non ha fatto niente – anzi, ha fatto molto: ma a favore dell’Ilva, che ha continuato a inquinare e, producendo, a uccidere.

 
Taranto ,piu' tornado che tromba d'aria PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Mercoledì 28 Novembre 2012 16:04

Evento che molto probabilmente passerà alla storia, per quanto riguarda la meteorologia italiana. Il tornado che si è abbattuto a Taranto in tarda mattinata ha dell'incredibile : la sua forza, stando ai danni provocati, ha certamente superato quella del Tornado che colpì Venezia nel Giugno 2012, e nella scala Fujita verrà molto probabilmente posizionato tra la caterogia F2 e la categoria F3. Assolutamente un livelloeccezionale per le nostre regioni e per la nostra penisola.

 

Il tornado ha provocato tantissimi danni soprattutto all'ILVA, dopo vengono segnalati oltre 20 feriti., vi è ancora un disperso nella lista. Un pullman è stato sollevato da terra ed è stato scaraventato fuori strada con violenza, ferendo l'autista a bordo. La forza dei venti ha probabilmente superato i 250 km/h (dato assolutamente eccezionale).

 
La sanità secondo Monti non si puo' mantenere pubblica PDF Stampa E-mail
Scritto da libreidee.org   
Mercoledì 28 Novembre 2012 15:47

MontiVia gli ospedali: costano troppo. E i malati? Pazienza, si arrangino. Chi se lo può permettere, si rivolgerà a cliniche private. Neppure i peggiori tangentocrati del passato erano mai arrivati a tanto: minacciare di chiudere il servizio sanitario nazionale, per presunta mancanza di fondi, è l’ennesimo record del salvatore della patria spedito a Palazzo Chigi direttamente dalla Goldman Sachs, dai Bilderberg e della Trilaterale, col placet di Napolitano, di Bersani e degli altri candidati alle primarie del centrosinistra. Presto, dichiara testualmente Monti il 27 novembre 2012, non sarà più possibile garantire la sostenibilità finanziaria del sistema sanitario nazionale. Spaventato dalle immediate reazioni suscitate («Se vuole privatizzare la sanità, lo dica», avverte Susanna Camusso della Cgil), il professore tenta di smentirsi in capo a una manciata di minuti: non è a rischio la sostenibilità finanziaria, si contraddice il premier, ma – aggiunge – è necessario trovare altre modalità per sostenere i costi della sanità pubblica.

Mario Monti, «lo stalinista americano venuto per distruggerci», per dirla con Giulietto Chiesa. Dopo l’attacco frontale al lavoro e alle pensioni, insieme alle tante “patrimoniali sui poveri” varate a suon di tasse, ecco l’affondo finale contro il cuore delwelfare italiano: il sistema sanitario nazionale, considerato il primo inEuropa – per qualità e capillarità territoriale – al pari di quello francese. Nonostante gli infinti scandali e le croniche magagne, gli ospedali continuano a far gola a chi li vorrebbe privatizzare, tagliando servizi per moltiplicare profitti. Il gioco va avanti da decenni, con politici infedeli che dirottano fondi per degradare il servizio, esternalizzarne interi settori e spingere i cittadini esasperati verso strutture private, che per la diagnostica garantiscono tempi celeri. Ma solo Mario Monti è arrivato, anche in questo campo, a intimidire e minacciare direttamente la comunità nazionale italiana: il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, non sarà più garantito. Grazie, naturalmente, al solito alibi contabile: “non ci sono più soldi” è la versione sanitaria del “lo vuole l’Europa”, che poi è esattamente la stessa cosa.

 
Rossana Rossanda: ti lascio ..caro manifesto PDF Stampa E-mail
Scritto da Megafono quotidiano   
Martedì 27 Novembre 2012 05:42

Rossana Rossanda.jpgUna lettera molto breve,, lapidaria, con cui la fondatrice del giornale comunista comunica che non collaborerà più.L'addio di Marco D'Eramo era stato nascosto in poche righe nella pagina delle lettere. Quello di Rossana Rossanda, al momento, lo leggiamo sul sito di Micromega da cui lo prendiamo. La crisi del manifesto sembra essere verticale e storica. Ci torneremo nei prossimi giorni. Intanto crediamo sia utile conoscere il tenore di queste posizioni e soprattutto la lettera di addio della fondatrice del quotidiano "comunista".

LA LETTERA DI ROSSANDA

Preso atto della indisponibilità al dialogo della direzione e della redazione del manifesto, non solo con me ma con molti redattori che se ne sono doluti pubblicamente e con i circoli del manifesto che ne hanno sempre sostenuto il finanziamento, ho smesso di collaborare al giornale cui nel 1969 abbiamo dato vita. A partire da oggi (ieri per il giornale), un mio commento settimanale sarà pubblicato, generalmente il venerdì, in collaborazione con Sbilanciamoci e sul suo sito www.sbilanciamoci.info.
Rossana Rossanda

La lettera di Halevi
Care compagne e cari compagni
Non so se avete visto l'andazzo del manifesto nelle ultime settimane. E' peggiorato ulteriormente dopo il 4 novembre. Scandalose le linee di commiato a Marco D'Eramo, quelle della redazione non quelle di D'Eramo. Consiglierei di rompere, perché non si tratta più di un collettivo ma di un manipolo che per varie ragioni si è appropriato del giornale. Anch'io me ne vado, senza alcuna lettera. E' inutile.
Un caro saluto,

Joseph Halevi

 
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