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| Un anno se ne va' ma e' peggio quello che verra' |
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| Scritto da Salvatore cannavo' |
| Domenica 01 Gennaio 2012 08:17 |
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La crisi morde, sempre di più e il futuro si annuncia pessimo. Di fronte alla "costituente" del capitalismo europeo, in cui si colloca Monti, serve un'idea analoga e alternativa. Non è il momento di chiusure e settarismi. Salvatore Cannavò
Un anno difficile, di crisi, di posti di lavoro che mancano e di precarietà che dilaga. Certo, la notizia delle dimissioni di Berlusconi ha contribuito ad alleggerire la rabbia e la tensione ma se si va a spulciare il bilancio dell'Inps si scopre che nel 2010 i lavoratori e le lavoratrici che hanno usufruito di Cassa integrazione, mobilità e disoccupazione sono stati all'incirca 4 milioni. E poi ci sono più di 2 milioni di disoccupati e almeno altrettanti lavori precari. Precarietà, incertezza, frustrazione, ansia per il futuro riguardano almeno 8 milioni di persone in età da lavoro mentre chi è in pensione vede il proprio reddito diminuire e chi lavora teme di essere licenziato. E' la crisi in carne e ossa, non quella del grafico da "spread" illustrato da Mario Monti nella conferenza stampa di fine anno. Il 2012 si preannuncia anche peggiore, con l'Italia in recessione, lo spettro della crisi bancaria, l'ipotesi, ormai tecnicamente contemplata, della fine dell'euro. In questo scenario, il fatto che ci siano milioni di persone che oggi credano che l'attuale governo possa traghettare l'Italia fuori dalla crisi è comprensibile ma resta un'idea sbagliata. Su questa pagina l'abbiamo scritto già diverse volte: Monti esprime un progetto italiano ed europeo - confermato dalle telefonate Merkel-Napolitano, al di là delle versioni ufficiali - che prova a salvare l'Europa dall'imbuto in cui è caduta nella competizione internazionale. E questa "sfida" si gioca solo su un versante: l'abolizione o la riduzione drastica del modello sociale europeo. Pensioni, sanità, lavoro pubblico, servizi, diritti di lavoratori e lavoratrici non dovranno più essere quelli che abbiamo conosciuto negli ultimi quarant'anni. Occorre tornare indietro, più indietro di quanto pensassero gli stessi Berlusconi, Tremonti o Sacconi. Bisogna tagliare la carne viva e non escludiamo che le lacrime di Elsa Fornero siano proprio il prodotto di questa consapevolezza. Per questo non ci facciamo sedurre. Difficile credere che una simile ipotesi possa produrre risultati soddisfacenti, certamente non per chi lavora o si dibatte con il proprio misero reddito. Forse aiuterà le banche e le grandi multinazionali o, meglio, alcuni settori fra queste. Il problema, annoso, resta sempre il solito: la massa critica necessaria a disegnare un'alternativa. In questi anni di crisi non c'è stata finora un'iniziativa dei movimenti sociali e della sinistra in grado di intaccare significativamente la gestione della crisi stessa. Lo stallo è drammatico e non più prolungabile. Per questo, vanno guardate con speranza le esperienze come Occupyy, le rivolte arabe, gli indignados, i bagliori che si sono visti in Italia il 15 ottobre: non per esaltare più del dovuto fenomeni importanti ma perché costituiscono gli appigli di una possibile riscossa o reazione per lo meno difensiva. Anche se ancora non bastano. In questo senso, nel 2012 abbiamo responsabilità importanti. Occorre ristabilire un quadro unitario di lotte e resistenze che siano in grado di pesare "politicamente" non nel senso di una cristallizzazione partitica o elettorale ma nel senso più vero del termine. Anche se non ottenne risultati immediati il movimento "no global" riuscii a essere soggetto politico di riferimento, costringendo al confronto partiti e governi di tutto il mondo. E in America latina, alcune delle sue idee sono poi state applicate. Serve il ripristino di una massa critica analoga e ovviamente le differenziazioni e le chiusure che pure sono visibili in questo scorcio di fine anno, non solo non aiutano, ma sono altamente pericolose. Da qualsiasi parte provengano. E' davvero il momento della più larga unità attorno a obiettivi condivisi e condivisibili: la ridiscussione del debito, a partire dalla proposta di un Audit sotto controllo dei cittadini; la difesa dei diritti, a partire dall'articolo 18; la difesa dei salari e delle pensioni; la patrimoniale e un fisco che aggredisca rendite e profitti; il salario sociale, non come espediente per spezzare i diritti acquisiti ma per contrastare i ricatti delle imprese; i beni comuni da tutelare e allargare (compresa l'informazione); la pace e il disarmo; la democrazia da allargare, anche con i referendum. I punti da valorizzare sono noti e, in fondo, gli stessi da almeno dieci anni, con l'eccezione del debito. Però oggi vanno difesi e rilanciati in un processo "costituente": di una nuova Europa, di un quadro mondiale del tutto nuovo e di un'Italia che non sarà più la stessa. Anche per chi si batte per una società diversa, per un'alternativa di società - con tutte le gamme e le differenziazioni possibili - è il momento di definire un percorso "costituente" di movimento, assumendosi la responsabilità del tempo presente. Per quanto ci riguarda, questo è l'augurio del 2012, anche nella costruzione di questo spazio editoriale che metteremo al servizio di diversi nuovi progetti di network, reticolari e allargando ancora il nostro perimetro di intervento. Ne parleremo quando saremo pronti ma molto stiamo per produrre e, speriamo, di riuscire a farlo anche con il vostro aiuto e la vostra partecipazione. Buon anno. |





