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Alemanno e la parentopoli drogata,ovvero come ti smantello Città della pieve PDF Stampa E-mail
Scritto da Checchino Antonini   
Mercoledì 07 Marzo 2012 10:14

La storica comunità di Città della Pieve pronta a essere trasformata in una comunità modello San Patrignano con produzione di utili e distruzione delle competenze accumulate nella riduzione del danno. Dietro la vicenda la solita ragnatela costruita da Alemanno a Roma

Checchino Antonini

Ore decisive per la sorte della comunità residenziale di Città della Pieve, luogo di disintossicazione nato in una tenuta agricola in Umbria che una marchesa donò al Campidoglio per fini sociali e umanitari. Al tempo di Alemanno sta per diventare forse il capitolo più vistoso di una sorta di “parentopoli drogata”. Ovvero come ti smantello le esperienze di riduzione del danno e come trasferisco le risorse per la disintossicazione (2milioni e 519mila euro) agli amici degli amici. Il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, Cnca, non ha dubbi: l’esito dei bandi sull’affidamento dei servizi per le tossicodipendenze è un’epurazione in piena regola. «Sospettiamo che l’agenzia capitolina per le tossicodipendenze (Act) abbia voluto punire le esperienze non in linea». A essere epurati sono i nomi storici del terzo settore romano come Il CamminoParsec che devono ringraziare anche le beghe interne ai democratici che non si sono messi d’accordo sul nome del consigliere di minoranza in Act.

E’ in questo contesto che è stato partorito il bando, dalla correttezza tutta da verificare, che produrrà un dirottamento deciso dei compiti di Città della Pieve sulla produzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli – come la controversa struttura di Muccioli – di cui il Campidoglio vorrebbe il 40% degli utili. Da 45 gli ospiti saliranno a 60 ma la retta – bloccata da 15 anni a 37 euro – scenderà ulteriormente a circa 32

. Non basta: grazie alla legge Fini-Giovanardi, basterà un pezzo di carta del privato sociale accreditato per dichiarare di essere consumatore e di accettare la terapia e magari affrancarsi dal carcere. «Finora siamo riusciti a contrastare tutte le pressioni in questo senso», spiega Stefano Regio, da oltre vent’anni presidente della Coop Il Cammino che, dal 1°aprile cederà il passo, ricorsi permettendo, al Ceis, struttura storica anch’essa ma “decapitata” dalla morte del suo fondatore. Il gioco è semplice: serve un bando che svilisca l’esperienza acquisita ed enfatizzi la discrezionalità della commissione. Così si danno 3 punti alle esperienze invece di 15-20 punti e 50-60 punti per la “qualità” del progetto valutata da esperti scelti senza opposizione e senza vigilanza. Proprio quello che stanno denunciando le cooperative.

 

Chi dirige l’Act è Canu, uomo di Rampelli, “gabbiano” del Pdl. E’ così che il Modavi, il Movimento delle associazioni di volontariato italiano (inventato da Alemanno quand’era responsabile di An per il terzo settore e in cui Canu ha militato) riesce a spiccare nel gruppo di chi subentra agli epurati assieme a sigle come l’Asi Ciao (associazione sportiva vicina ad An meglio nota perché 3 anni fa era diretta dal marito dell’assessora che stava per elargirle 45mila euro per i carnevali di alcuni municipi), come Pegaso di Alfonso Rossi dato anche lui per vicino a Canu o, ancora, la cooperativa Integra, piccolissima ma capace – con tre anni di vita e con 8mila euro di fatturato – di fare le scarpe nei partenariati al molto più grande Ceis. Il suo presidente, alcuni anni orsono, era quello che bruciava i libri di storia assieme alla futura ministra Meloni. «Modavi diventa una sorta di “esselunga del sociale”», dice ancora Regio provando a spiegare che «i servizi a persone regolati da rapporti di cura non possono essere trattati come una forniture di cancelleria». In sintesi, la legge 163/06 che regola l’affidamento di beni e servizi si va a sovrapporre a quella sui servizi sociali la 328 del 2000.

«E non è detto che siano assicurati da questo band gli standard di qualità perché si perdono professionalità, rapporti stabili con i servizi pubblici», aggiunge Antonio D'Alessandro di Parsec. Sparirà anche l’esperienza di Massimina, proprio del Parsec, «comunità a breve termine dove possono andare quelli che stanno intraprendendo il percorso che potrebbe portarli alla comunità. Funziona da orientamento per le diverse tipologie di comunità». Ora Massimina potrebbe diventare centro di reclutamento per le comunità Ceis in crisi. E Parsec perderà anche la comunità Nordest, un altro dei percorsi di cura basati sulla delicata relazione tra chi cura e chi accetta le terapie. Salteranno decine e decine di operatori senza tutela alcuna che li faccia transitare, come in genere accade nei bandi di questo genere, da una struttura all’altra. E i centri diurni, da 6 per 10 utenti diventeranno 2 da 30, con buona pace della relazione di cura. La strategia delle coop epurate è quella di chiedere all’opposizione capitolina la sospensiva in autotutela del bando finché non sarà chiaro che il bando è in regola e i commissari siano stati davvero soggetti terzi, estranei alle filiere di parentela e affinità tipiche dell’epoca alemmaniana.

 

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