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| Violante parla come se fosse un allievo di Berlusconi. |
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| Scritto da Gianfranco Criscenti |
| Giovedì 28 Giugno 2012 13:01 |
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Probabilmente, è preoccupato per il proseguo delle indagini sulla trattativa Stato - mafia. In un'intervista rilasciata a ''Il Foglio'', critica duramente il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ed elogia il garantismo (cioè quello che lui, in politica, non ha mai posseduto). ''Falcone se non apriva fascicoli, era perchè sapeva che certe cose sono indimostrabili e non appartengono al lavoro del magistrato, ma piuttosto a quello dello storico o del polemista. Falcone seppe resistere alle sirene dei giornali, e persino dei politici come Leoluca Orlando, che lo spingevano 'a osare di più'. Non tutti i magistrati hanno quella tempra. Il processo penale non è un fatto di opinione pubblica''. Un messaggio - neppure tanto velato - rivolto ad Ingroia: una sorta di invito a non perdere tempo su cose che non si possono dimostrare in dibattimento. E se invece, al contrario, Violante - che pare abbia avuto forti vuoti di memoria, come tanti suoi colleghi - fosse preoccupato proprio dei possibili risultati che Ingroia, Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene potrebbero raggiungere e dimostrare in un'aula di Tribunale? Riflettete sul perchè Luciano Violante, in un momento delicatissimo, sceglie - su ''Il Foglio'' - di attaccare Ingroia. Un intervento disinteressato? Non credo proprio!
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