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 Debito tedesco peggiore di quello italiano: 2.042 miliardi nel primo trimestre del 2012. Al massimo storico. Lo dice l'Ufficio federale tedesco di statistica Destatis che avverte: le casse statali non potranno far fronte ad un aumento degli interessi derivanti dagli eurobond. Tutto l'apparato pubblico (dai comuni ai land allo Stato federale) soffre dell'indebitamento, che gra verà quest'anno, per 35 miliardi di interessi, sui suoi cittadini. Ben al di sopra di quello italiano, quindi, con il nostro paese maggiormente penalizzato rispetto alla Germania per il peggioramento costante e progressivo del costo della vita, i salari bassi, una tassazione eccessiva delle imprese che si sta ripercuotendo molto negativamente sull'economia reale. Secondo il quotidiano tedesco Bild, i tedeschi non è che non vogliono gli eurobond, semplicemente non se li possono permettere. Considerando che i principali mercati d'esportazione delle merci tedesche sono in Europa, non è peregrino prevedere che il Pil tedesco, sinora in attivo grazie alle esportazioni sostenute dalla moneta unica e da un'economia forte, risentirà delle contrazioni e del calo dei consumi interni nei paesi soggetti alle mannaie fondomonetariste euroatlantiche. L'alto tenore di vita tedesco, peraltro in questi anni in decrescita, rischia di essere fortemente ridimensionato. Altro che i 100 milioni di Volkswagen Golf da vendere per ripianare il debito.
Insomma, il meccanismo euro si sta profilando tutt'altro che profittevole nel medio periodo pure per la Germania. Con buona pace di chi vuol farci credere che la causa anche dei "nostri" mali derivi proprio da lei, dalla Germania. Per l'amministrazione Obama e per gli interessi strategici USA in regìa, la posta in gioco in Europa, in questa fase, per un pieno rilancio della propria supremazia mondiale, è quello di mettere in riga la Germania. Dopo averle consentito, per un ventennio, di acquisire dei vantaggi grande imprenditoriali in cambio dell'accettazione dell'euro e dei Trattati che l'hanno preceduto, ora si tratta di ingabbiarla, di imbrigliarla. L'europeismo degli Stati Uniti, che spingono decisamente per l'unificazione fiscale, bancaria e di bilancio, in vista di quella politica, si sta scontrando con gli interessi tedeschi che vorrebbero continuare a godere della rendita di posizione fin qui concessa/ottenuta, interessi che comunque, a meno di un cambio strategico qualitativo degli indirizzi strategici della politica estera tedesca, sono comunque messi a rischio proprio dalle dinamiche non casualmente stagnanti e recessive inscritte nelle politiche sociali ed economiche dell'euro disegnate a Washington. In questo quadro la volontà atlantica di una maggiore subordinazione dell'Italia, con un più accentuato ridisegno della colonizzazione interna, ed il connesso varo del governo dei sedicenti "tecnici" capitanato da Monti grazie all'apporto decisivo dell'“uomo del Colle”, assegna al nostro paese il ruolo di pedina importante nella partita confliggente in corso tra Stati Uniti e Germania.
Insomma, ci si vuole interrogare seriamente su chi ha voluto l'euro e per quali finalità ed interessi? Si vuole partire da qui per trarne conseguenti scelte d'indirizzo politico?
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